mercoledì 21 aprile 2010

Indagine Demoskopica: in Calabria imprese in ginocchio per ritardi pagamenti Regione

“Il credito maturato verso gli enti pubblici calabresi ammonta ad oltre 2 miliardi di euro, che genera un aggravio di costi aziendali per 300 milioni di euro”. E' quanto emerge dall'analisi regionale realizzata dall'Istituto Demoskopika. Per 9 imprenditori su 10 le situazioni piu' critiche si verificano negli uffici regionali con un ritardo medio di oltre 150 giorni.


Il presidente dell'Istituto Demoskopika, Raffaele Rio, ha detto che ''i notevoli ritardi nei pagamenti mettono in ginocchio le imprese calabresi, rendendole piu' vulnerabili alla criminalita' organizzata e al mercato dell'usura''. Oltre 2 miliardi i crediti maturati, quindi - sostiene Demoskopica - dalle aziende con tempi medi di pagamento che hanno raggiunto i 135 giorni di ritardo a fronte di una media europea pari a 65 giorni. Una performance negativa del mercato pubblico che pesa negativamente sulle imprese con un aggravio di costi stimato in 300 milioni di euro causato - secondo 7 imprenditori calabresi su 10 - dalla proliferazione di norme sempre piu' numerose e complesse. In Calabria si calcola che i tempi medi di pagamento abbiano raggiunto i 135 giorni di ritardo, in pratica almeno 40 giorni in piu' dei termini contrattuali previsti (con punte che arrivano anche a oltre 6 mesi secondo il 27 per cento delle imprese intervistate). Un valore decisamente superiore a quello medio europeo, - sostiene Demoskopica - che si attesta sui 65 giorni. Dai dati esposti, emerge che in media le aziende calabresi devono aspettare circa 4,40 mesi ossia circa 135 giorni, per vedersi liquidare le fatture da parte della PA, dato questo perfettamente in linea con quanto rilevato dalle indagini svolte a livello nazionale. Nel caso specifico, si nota che circa il 90% dei rispondenti indica che le situazioni di maggior ritardo si verificano con la Regione, percentuale, ben superiore alle altre osservabili, presentando di fatto un ritardo medio pari a 5,12 mesi, vale a dire 154 giorni, contro i 4,68 mesi (141 giorni) del Comune, i 4 mesi della provincia (120 giorni) e i 3,8 mesi di altri enti (114 giorni). Il campione di imprese che dichiara un aumento dei costi, legati alla PA e con un assenso pari al 71,1% degli intervistati, ha portato a giustificazione la presenza di norme piu' numerose e complesse, mentre il 25% dichiara che a causa dell'espansione dell'attivita' ''ne deve rispettare di piu'''. Per coloro i quali i costi sono diminuiti (15,5% del campione) la principale motivazione addotta (55,8%) riguarda il fatto che si e' verificata una riduzione dell'attivita' dell'impresa. Per il 30,2%, inoltre, il calo e' dovuto al fatto che all'interno dell'azienda e' stata fatta una riorganizzazione nella gestione delle prescrizioni normative. Infine, una quota minore (13,9%) ritiene che tale diminuzione e' data dall'avvenuta semplificazione delle procedure con i sistemi on-line etc, (11,6%) o per la diminuzione del numero di norme o minore complessita' delle normative (2,3%). ''Nel 2009 in Calabria, le imprese hanno fornito beni e servizi per un valore di 3,7 miliardi di euro alla Pubblica Amministrazione centrale ed alle amministrazioni locali (comuni, province, regioni, ecc.) - afferma Demoskopica - generando un giro di affari che sfiora circa il 12,3% del Pil, e rappresentando di fatto un importante mercato per migliaia di aziende. A fronte di cio', pero', i crediti commerciali che le aziende calabresi vantano nei confronti della Pubblica Amministrazione ammonterebbero a quasi di 2,1 miliardi di euro e sono legati principalmente ai ritardi di pagamento da parte dei soggetti istituzionali pubblici. Negli ultimi anni, infatti, i costi legati agli adempimenti amministrativi e burocratici - conlude Demoskopica - sono aumentati per il 46 per cento degli imprenditori, rimasti invariati per circa un terzo e diminuiti soltanto per il 15,5 per cento.

da www.strill.it del 21.04.2010

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