mercoledì 31 marzo 2010

FOTOVOLTAICO: Calabria sestultima

notizia tratta da TeleReggioCalabria del 31.3.2010


Sono 1.677 gli impianti fotovoltaici attivi in Calabria per una produzione pari a 29.047 chilowatt. Il dato - che vede la regione sestultima nella graduatoria nazionale della produzione di energia solare e in coda tra le regioni meridionali - è pubblicato sul supplemento Sud del Sole 24Ore. Quella calabrese, come scrive il quotidiano economico, è la peggiore performance, tra le cinque regioni del mezzogiorno, dopo l'avvento del sistema di incentivazione di produzione di energia elettrica denominato Conto Energia che ha segnato in qualche caso veri e propri boom di impianti fotovoltaici.

Università, non basta solo l'autonomia!

Per migliorare la situazione è necessaria anche una sana concorrenza






(pubblicato su mezzoeuro del 20 marzo 2010)



Dalla fine del XX secolo gli Atenei italiani hanno ottenuto autonomia nella didattica (1999) e nella gestione dei concorsi (1998). Attualmente le Università possono progettare e rendere operativi Corsi di Studio a vari livelli (laurea, laurea magistrale, dottorato, master, corsi di specializzazione) che si adattino alla situazione economico-sociale, alle richieste delle realtà produttive ed imprenditoriali locali, e che cerchino di dare loro risposte in termini di alta formazione e di formazione continua. Sulla carta, la sostanziale autonomia nella scelta dei propri ricercatori e dei propri docenti, sulle loro progressioni di carriera, dovrebbero fornire alla programmazione della didattica e della ricerca le risorse umane quantitativamente e qualitativamente necessarie.

Nei fatti, tranne qualche caso isolato, fra gli atenei, ed al loro interno anche fra le diverse Facoltà ed i diversi Corsi di Studio, ciò non si è verificato. Spesso l'autonomia è stata utilizzata per perseguire scopi diversi da quelli della buona ricerca e della buona didattica. I corsi sono proliferati. Al reperimento di nuove risorse umane si è preferito sostituire politiche che hanno privilegiato l'avanzamento di carriera. L'Università della Calabria è uno dei pochi Atenei dove ha prevalso la logica del reperimento di nuove risorse, tant'è che il corpo docente è raddoppiato nell'ultimo decennio ed ha potuto sostenere il rapido incremento del numero di studenti, che dai 12.000 previsti dall'originario Statuto è passato a circa 35.000 unità. Gli avanzamenti di carriera non hanno, comunque, subito grosse penalizzazioni e sono serviti anche a rendere disponibili quanti più posti possibili a livello di ricercatore.

Un dato per tutti è esemplificativo della situazione critica del sistema universitario italiano e riguarda l'età media di docenti e dei ricercatori. In Italia solo il 2% dei docenti universitari ha meno di 30 anni, contro il 15% della Germania o il 13% della Gran Bretagna. Al contrario, i docenti con oltre 50 anni in Italia sono il 56% del totale, contro il 31% della Germania o il 16% della Gran Bretagna. Di questi e di altri dati si può avere maggiore e più approfondita conoscenza attraverso la lettura di molti libri pubblicati negli ultimi anni e che trattano della crisi della ricerca scientifica e dell’Università in Italia. Recentemente sembra vi sia stata addirittura una accelerazione nella numerosità di questa saggistica. Ciò a ragione del crescente malessere di un settore, Università e Ricerca, importante in una società moderna ed efficiente. I titoli sono significativi: L’università dei tre tradimenti; Tre più due uguale a zero; La scienza negata; La ricerca tradita; L’università italiana: un irrimediabile declino?; L’università truccata; ….
L'ultimo in ordine temporale è "I ricercatori non crescono sugli alberi" di Francesco Sylos Labini e Stefano Zapperi (Saggi Tascabili Laterza, 118 pagine per 12,00 €) che ben rappresenta un quadro sempre più deprimente di un paese in declino, incapace di riconoscere nell’Università e nella ricerca scientifica i cardini su cui ruotano lo sviluppo e il benessere futuro di un Paese.

Ritornando al ragionamento iniziale: come mai l'autonomia non ha contribuito a migliorare la situazione? La risposta è semplice e basta osservare le Nazioni del Mondo industrializzato dei Paesi emergenti per ricavarla in modo quasi immediato. In Italia l'autonomia non è stata quasi mai connessa alla concorrenza. L’autonomia delle università e la concorrenza tra atenei migliorano la qualità della ricerca e della didattica. Se considerate isolatamente, autonomia e concorrenza non raggiungono il risultato. Non serve lasciare maggiore autonomia alle università se non si opera in un ambiente disciplinato da concorrenza per il conseguimento di fondi di ricerca, per la selezione del personale e per la possibilità di attrarre i migliori studenti

Nei sistemi universitari più evoluti si usano frequentemente i cosiddetti indicatori di successo. Mediante questi indicatori si stilano apposite graduatorie. Una delle più note è quella proposta dall’università di Shanghai che prende in considerazione: il numero di ex alunni che ha vinto il premio Nobel in fisica, chimica, medicina ed economia o la Field Medal in matematica; il numero di docenti che ha vinto il premio Nobel o la Field Medal; il numero di lavori pubblicati su Nature o Science; il numero di lavori pubblicati secondo il Science Citation Index; il numero di lavori molto citati secondo la banca dati Thomson Isi. Si tratta evidentemente di una graduatoria che si riferisce soprattutto a specifiche aree scientifiche. In Italia ci sono graduatorie stilate dal MIUR (Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca), dal CENSIS (Centro Studi Investimenti Sociali), dal CIVR (Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca), ed altri ancora. Anche in questo caso, come ben noto, l'Università della Calabria non sfigura, anzi si posiziona sempre ai primi posti.

Esistono numerosi studi che paragonano la performance dei sistemi universitari di vari Paesi. Tali studi concludono sempre che l’indice di performance è fortemente correlato con l’indice di autonomia e di concorrenza. I sistemi universitari di Italia e Spagna, per esempio, ottengono valori particolarmente bassi di tale indice. Al contrario, le università dei paesi scandinavi e del Regno Unito sono quelle che raggiungono i punteggi più elevati. Italia e Spagna sono accomunati da sistemi universitari in cui autonomia e concorrenza non procedono in stretta connessione. In quelli con performance migliore ciò, invece, avviene con netta evidenza.
Di fronte ad una così evidente conclusione, il Governo sta mettendo a punto una riforma che riduce il grado di autonomia e non rafforza sufficientemente la concorrenza tra atenei. Si fornisce una diversa figura di rettore, si riduce la dimensione del consiglio di amministrazione, si pongono limiti alla dimensione minima dei dipartimenti, si regola il numero massimo delle facoltà, i compiti dei dipartimenti e delle facoltà, etc. Sono azioni utili e che potrebbero ridurre i veti incrociati che oggi, a volte, si manifestano tra gli organi di governo, oppure dovrebbero rafforzare l'affidabilità economica, ma che riducono l’autonomia degli atenei nella scelta delle modalità organizzative, imponendo norme rigide per la scrittura dei propri statuti. Analogamente non si rafforza la capacità degli atenei di competere tra loro, tanto che le parole “concorrenza” e “competere” non ricorrono mai nei testi di proposte di legge che circolano nei siti istituzionali.
A tutto ciò si aggiunge la riduzione dei fondi di finanziamento ordinario che già ho commentato in precedenti articoli e che stanno conducendo a gravi difficoltà finanziarie in molti atenei. Senza poi parlare della beffa dei costi impropri che alcuni atenei debbono sopportare, soprattutto le Università che ricadono nelle Regioni più povere d'Italia. Tanto per essere più espliciti, il nostro Ateneo deve sostenere gran parte degli esoneri delle tasse, evidentemente percentualmente più significativi in Calabria che in Lombardia, visto il reddito medio della nostra Regione, e da anni il Ministero non provvede a restituire le somme che, essendo imputabili al "diritto allo studio" dovrebbero essere di competenza dello Stato e non del singolo Ateneo. Uno scherzetto che ci costa qualche milione di euro all'anno.

E' chiaro, quindi, che nel nostro Paese si continua a lavorare per non abbandonare il centralismo caratteristico della burocrazia italiana, non si affrontano i nodi che limitano l'autonomia e la concorrenza. si pensa a risolvere il tutto imponendo restrizioni finanziarie che non possono che colpire chi opera in un contesto economicamente debole, mentre dovrebbero colpire i meno efficienti.

Ad Arcavacata non si è mai temuta l'autonomia esterna ed interna (non si dimentichi che il sistema dipartimentimentale à nato all'UniCal e poi esteso in tutta Italia), nè si teme la concorrenza e ne sono la prova le classifiche italiane che ci vedono sempre fra i migliori. In più abbiamo il più grande (oltre che - cronologicamente - il primo) campus universitario italiano (3000 posti letto, 1300 posti mensa e 3500 pasti serviti quotidianamente), il più grande sistema Bibliotecario del mezzogiorno con 400.000 volumi, postazioni di lavoro e molti accessi telematici, un centro Arti Musica e Spettacolo che organizza concerti, rassegne cinematografiche, rappresentazioni teatrali e mostre, un Centro Sportivo con due complessi in cui si possono praticare oltre 25 discipline, dal calcio al tennis e al taekwondo, un centro per studenti con disabilità; un servizio di counselling e orientamento per gli studenti. Chiediamo solo di poter concorrere senza penalizzazioni dovute a mancati trasferimenti di fondi, al mancato premio all'efficienza ed alla qualità. E' raro che in Calabria non si chieda con il cappello in mano, ma si argomenti con la forza dei fatti. Speriamo che tutto ciò venga valorizzato e non mortificato!

Per un'Università "più ottima"

(versione completa, spedita per la pubblicazione su Mezzoeuro del 27.2.2010)


La situazione attuale della scuola e dell'università italiana spiegata attraverso alcuni brani di un famoso discorso di 60 anni fa di Calamandrei.

Purtroppo le previsioni di qualche mese fa si stanno avverando. Non era certo difficile intravedere le conseguenze di certe scelte. Chiunque comprende senza grandi difficoltà che se si fissano dei limiti percentuali da non superare e se si riduce progressivamente il valore assoluto su cui operare tale percentuale, è chiaro che prima o poi questi limiti saranno superati. Mi riferisco al 90 per cento del Fondo di Finanziamento Ordinario che ogni Ateneo non deve superare per far fronte alle spese fisse (stipendi praticamente) per poter essere considerato "economicamente virtuoso" e per essere autorizzato ad assumere oppure a compiere altre operazioni che ne consentono lo sviluppo. Addirittura, si può operare a tal punto da mettere in crisi finanziaria l'istituzione autonoma che quella centrale controlla ed a cui impone questi paletti sempre più stringenti, fino a renderli impossibili da rispettare.

Sabato scorso è apparsa su Repubblica una nota dal tragico titolo "Gli Atenei in profondo rosso. Qui rischiamo la bancarotta". in cui viene riportato l'allarme di molti Rettori che affemano "se confermano i tagli chiudiamo". In particolare il Rettore della "La Sapienza" di Roma, il più grande Ateneo d'Italia, arriva a preventivare il commissariamento della sua Università a partire dal prossimo mese di Marzo, praticamente fra pochi giorni.

Non intendo annoiarvi con tutti i dati economici che dimostrano la veridicità delle affermazioni dei Rettori. E' facile reperirli ed analizzarli. In un mio articolo di qualche mese fa spiegavo pure la situazione dell'UniCal che risulta essere una delle migliori del Paese. Tale posizione di virtuosità economica, ottenuta con grossi sacrifici e notevole impegno di quanti operano a vario titolo nell'Ateneo, ma anche dell'intera società Calabrese che da più di un trentennio punta su questa "fabbrica del sapere" per sperare in un cambiamento positivo della nostra povera terra, flagellata da cattiva politica, frane e terremoti, ci consentirà ..... qualche mese ulteriore di respiro!

La lettera inviata a tutto il personale UniCal dal Rettore è più che chiara.

"Cari colleghi, Cari Dirigenti, Cari tecnici e amministrativi, Cari studenti

la difficilissima situazione finanziaria in cui versa praticamente l’intero sistema universitario italiano, è stata efficacemente messa in luce anche nell’articolo allegato, pubblicato dal quotidiano “la Repubblica”, che conferma, purtroppo, le valutazioni preoccupate sullo stato delle cose e sulle prospettive dello stesso sistema, da tempo espresse anche dal nostro Ateneo, nonostante i suoi conti siano in regola e l’oculata ed equilibrata conduzione economico- finanziaria-amministrativa, su cui ha potuto contare in questi anni, lo abbiano posto al riparo da situazioni ancora più esplosive.

Senza lasciarsi andare ad una visione pessimistica dei problemi sul tappeto - anche se lo scenario, riferito sia ai prossimi mesi che ad una più lunga proiezione temporale, non sembra rendere credibile un’ inversione di tendenza rispetto ai tagli pesantissimi decisi dal Governo - ma, unicamente, guardando allo stato delle cose con il realismo e il senso di responsabilità necessari, non possiamo nascondere la gravità del momento e i sacrifici con cui anche l’UniCal è chiamata a fare i conti.

Per queste ragioni è importante che ciascuno di noi prenda coscienza di ciò che tale situazione potrebbe determinare, ancora e più di quanto già non sia successo, sul piano della riduzione dei costi e di una gestione adeguata della crisi in corso.

Ciò, se da un lato aiuterà a capire meglio la portata e il carattere virtuoso che il Governo dell’Università della Calabria ha assunto nel corso di questi anni, e di cui l’Ateneo ha beneficiato ampiamente con fasi di sviluppo e di crescita probabilmente irripetibili ancora per molto tempo, sono certo sarà di sprone affinchè le difficoltà del momento vengano affrontate con la collaborazione e il contributo consapevole di tutti.

Un sincero saluto.

Il Rettore
Prof. Giovanni Latorre"

Di fronte a questo quadro, che si aggiunge a quello anch'esso tragico dell'intera scuola italiana, documentata in numerosi articoli e numerose trasmissioni televisive, non può che ritornare alla mente un famoso discorso di Piero Calamandrei pronunciato al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN) svoltosi a Roma l' 11 febbraio 1950.

Ne riporto alcuni brani, invitando i lettori interessati a leggere il testo intero, facilmente reperibile sulla rete internet.

"La scuola, come la vedo io, è un organo "costituzionale". ..... Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l'organismo costituzionale e l'organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell'organismo umano hanno la funzione di creare il sangue"

"A questo deve servire la democrazia, permettere ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e di dignità. Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il complemento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere in alto senso politico, perché solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali."

"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private."

"Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: (1) ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. (2) Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. (3) Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest'ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l'operazione. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito."

Ogni commento è chiaramente superfluo. Sempre Calamnadrei, nel suo discorso ci indica la soluzione:

"La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre: (1) che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre. (2) Che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione. Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c'erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l'espressione, "più ottime" le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione."


Speriamo, allora, che sessanta anni non siano passati inutilmente e che scuole ed università siano "più ottime" delle analoghe scuole ed università private. Per fare ciò c'è bisogno di riconoscere e risolvere i problemi ed i difetti delle scuole e delle università di Stato, ma c'è anche bisogno che esse non siano dissanguate economicamente rendendo ogni tentativo impossibile

Sorge, poi, il sospetto che tutto questo togliere risorse economico non sia solo il modo per indurre gli Atenei a temere la catastrofe e poi, con i soldi che erano stati tolti e che vengono ridati, quindi senza "ulteriori oneri per il bilancio dello Stato", come usa dire Tremonti, non si voglia indorare la pillola di un blitz legislativo che approvi tutte le modifiche all'organizzazione universitaria contenute nella riforma Gelmini?

domenica 28 marzo 2010

Un quartiere che non consuma

Sull'esempio britannico -
UniCalZed, agglomerato produttore di energia, potrebbe nascere nel cuore del campus


(pubblicato su Mezzoeuro del 6 Marzo 2010)


L'amministrazione locale di Sutton insieme alla Peabody Trust (associazione operante nel settore dell'edilizia abitativa, tra le più importanti a Londra), nell'ormai lontano 2002, ha costruito, a Wallington, una località a sud di Londra, a soli venti minuti dalla city, il quartiere BedZed, ossia Beddington Zero Energy Development.


Il quartiere realizzato su un'area dismessa, progettato dall'architetto Bill Dunster, è costituito da 83 alloggi a conduzione mista, 18 edifici residenziali e di lavoro, 1560 metri quadrati occupati da uffici. L'insediamento dispone inoltre di vari negozi, impianti sportivi, una caffetteria, un centro medico sociale ed un asilo nido.

Si è operato su più fronti. Li elenco solamente, ritenendo che le immagini, da sole, siano abbastanza esplicative e rimandando i lettori interessati a visitare le innumerevoli pagine web facilmente reperibili su internet, ovvero ricercare gli altrettanto numerosi articoli apparsi sulle riviste specialistiche nel settore delle costruzioni e della eco-compatibilità:

1. isolamento termico e riscaldamento passivo
2. tetti verdi
3. diverse orientazioni
4. impianti di cogenerazione
5. camini a vento
6. pannelli fotovoltaici
7. risparmio di acqua
8. spesa con internet

Il progetto ha avuto un tale successo in Gran Bretagna tanto che il primo ministro Gordon Brown intende costruire entro il 2012 cinque milioni di nuove abitazioni prendendo a modello proprio il quartiere BedZed.

Veniamo, allora, all'Italia ed alla Calabria in particolare. Alcune Regioni cominciano a muoversi seriamente. Il Piemonte, per esempio, oramai punta all'indipendenza energetica. A questo scopo, il 25 luglio scorso è stato siglato un protocollo di intesa tra Enel e Regione Piemonte che prevede l'investimento di 1 miliardo di euro sulle energie rinnovabili, in particolare idroelettrico, eolico e fotovoltaico. Con la collaborazione tra i due Enti è prevista l'installazione di una decina di impianti eolici sui crinali montuosi a cavallo fra Piemonte e Liguria - i soli in grado di garantire venti costanti - e di una ventina di impianti fotovoltaici sull’intero territorio. L'obiettivo è arrivare ad ottenere una potenza installata di 150 megawatts per l’eolico e 120 per il fotovoltaico e di utilizzare le risorse idriche per uso potabile, irriguo ed energetico. I lavori per la realizzazione degli impianti partiranno dopo circa un anno di studio per l'individuazione dei siti e la messa a punto del progetto. Con questa iniziativa si ridurrà di un quarto la dipendenza energetica del Piemonte dall'esterno, dalla vicina Francia in particolare.

Nel leggere le frasi precedenti non possono essere sfuggite alcune parole chiave: idroelettrico, eolico, solare, fotovoltaico, cogenerazione, tetti verdi, etc. e mentalmente le si saranno paragonate immediatamente con la situazione calabrese e del sud Italia in generale, se non dell'intero mediterraneo.
I più informati avranno anche pensato a tanti esempi del passato che utilizzavano in modo intelligente le peculiarità del nostro territorio per risolvere i problemi enegetici e di raffrescamento che ci appartengono. Un esempio per tutti: la casa dello scirocco in Sicilia a Contrada Piscitello - Carlentini (SR). Si tratta di una costruzione di epoca romana realizzata dentro una vasta grotta preistorica. Adibita nel '700 a garconiére dal barone Fuccio Corbino, fu poi sepolta nei primi dell'800 dalla famiglia perchè considerata "la casa del peccato". Riportata alla luce nel 1987 e' stata sottoposta a vincolo della Sovrintendenza ai Beni Culturali per il suo interesse storico e architettonico. La casa dispone di un originale sistema di raffreddamento: l'acqua di una sorgente, deviata in canalette, tra la roccia e le pareti in muratura, allevia il torrido Scirocco africano, da cui la casa prende il nome.

Molti altri, ovviamente, possono essere gli esempi che testimoniano le capacità costruttive ed ecologiche dei nostri predecessori, prima che la sovrabbondanza di energia a basso costo ci sommergesse. Rispetto a BedZed, alle nostre latitudini, i problemi provengono più dal caldo che dal freddo, per cui una realizzazione similare sarebbe dotata di una sua originalità proprio nella differenza dei problemi da risolvere. A questi si aggiungono altre caratteristiche, quali la necessità di realizzare strutture antisismiche ed abitazioni destinate ad una popolazione sempre più anziana, oppure con richiesta di maggiore comfort che la moderna domotica può contribuire ad affrontare ed a fornire adeguate risposte.

Per la nostra Regione diventa sempre più importante affrancarsi dalla dipendenza energetica ed addirittura, considerando che non esiste un tessuto industriale particolarmente "energivoro", potremmo facilmente divenire produttori ed esportatori di energia. Energia pulita, si intende ..... ed in tutti i sensi! E' necessario, allora, realizzare, come BedZed per la Gran Bretagna, un intervento esemplare per la collettività che dimostri come non si tratti solo di parole al vento, ma di concrete possibilità. Quale miglior sito, allora, per un esempio per tutta la Regione se non il Campus di Arcavacata. Ci sono gli spazi a disposizione per realizzare un intervento simile a BedZed, cioè un piccolo quartiere residenziale per docenti e studenti, magari per gran parte di provenienza estera, favorendo così la tanto auspicata internazionalizzazione. Un quartiere che chiamerei UniCalZed (UniCal Zero Energy Development).

Ma si può fare ancora di più! Tutto l'attuale ponte Bucci ed i cubi ad esso collegati possono essere visti come un unico edifcio. Unico nel senso architettonico di "unicità" ed "unitarietà". Si potrebbe sfruttare il sistema di teleriscaldamento realizzato, fra i primi in Italia negli anni 70/80, attraverso la distribuzione di calore e raffrescamento con la rete che corre nel ponte Bucci e serve i quasi 100 cubi, che costituiscono le infrastrutture per la ricerca, e le aule per la didattica. Su tale sistema già esiste un moderno sistema di controllo a distanza ma altre soluzioni si possono adottare. Ancora, può progettarsi e realizzarsi una centrale di trigenerazione che consentirebbe l'autoproduzione di energia elettrica e di calore. Le facciate lisce dei cubi consentirebbero di pensare a sistemi di pareti ventilate per il risparmio energetico. Il fotovoltaico già esiste e può essere potenziato.

Ritorniamo, comunque, alla proposta precedente, cioè al quartiere residenziale. Ai sistemi per il contenimento di consumi energetici, possono unirsi applicazioni di nuovi materiali e tecniche per la protezione sismica delle strutture, per la loro autodiagnosi strutturale. Possono, infine, pensarsi accorgimenti domotici a supporto delle tecniche di riduzione del consumo energetico, ovvero per incrementarne il comfort oppure per essere meglio fruibili, in maniera autonoma, da disabili e da anziani.

I nostri giovani già sono pronti a recepire gli insegnamenti positivi in tale campo. E' recente la notizia che un dottorando dell’Università degli Studi Mediterranea, l' Arch. Raffaele Astorino, è stato insignito dell’importante Premio Energethica 2010, svoltosi a Genova, per la sezione “Progetti che integrano la produzione di energia da impianti solari fotovoltaici” per la promozione di giovani talenti dell'energia sostenibile. La sua tesi dal titolo "L'integrazione architettonica delle tecnologie solari nell'edilizia sostenibile. Il progetto di riqualificazione energetico-ambientale per il caso del Liceo Artistico Mattia Preti di Reggio Calabria" è stata dichiarata vincitrice con la motivazione: "E’ stata particolarmente apprezzata l’integrazione di varie tecnologie al servizio di una riqualificazione dell’edificio oltre alle considerazioni legate alle dinamiche passive dello stesso a servizio del risparmio energetico."

Pertanto, come ha fatto la Regione Piemonte, oppure l'amministrazione locale di Sutton, cosa vieterebbe ad amministratori locali oculati (Regione e Provincia, innanzitutto) di puntare su un esempio del genere e aiutare l'UniCal a realizzarlo? Quarantamila giovani, i nostri studenti, provenienti da ogni parte della Calabria, diverrebbero i nostri più attivi testimonial. Sarebbe utile per il Campus e l'Area Urbana, utile per la Calabria, dimostrando all'Italia, all'Europa ed al Mondo che ritorniamo ad essere bravi ed energeticamente responsabili come i nostri avi!

Yes, we can!

Green economy pure qui?
La Calabria, come gli USA, ci può puntare per uscire dalla crisi.
All'UniCal alcune iniziative, se finanziate, potrebbero svolgere il ruolo di "dimostratore".


(pubblicato su mezzoeuro del 27 Marzo 2010)

Uno dei punti di forza del programma economico di Barak Obama è rappresentato dal forte impulso che gli USA vogliono imprimere alla Green-Economy, cioè a quel sogno “verde” che sta attraversando l’economia mondiale fiaccata dalla recessione: far crescere reddito e occupazione grazie all’energia pulita. Ricchezza grazie al sole, al vento, ai rifiuti del legno, ai piccoli corsi d’acqua.

Secondo analisi recenti (fonte: Nomisma/Panorama), in Italia i settori eolico, fotovoltaico e delle biomasse generano da soli un fatturato di oltre 5 miliardi di euro netti. Nel 2002 non si arrivava al miliardo e mezzo. Il boom non ha trascurato nessun comparto: in un anno il fatturato complessivo è aumentato del 44 per cento. Il fotovoltaico lo ha raddoppiato, passando da 339 milioni di euro a 700. L’industria dell’eolico (2 miliardi e 196 milioni) ha aumentato i suoi ricavi di oltre 43 punti percentuali. E le biomasse oggi valgono 2 miliardi e 285 milioni, con un incremento netto di 564 milioni di euro. Anche sul fronte occupazionale i numeri fanno ben sperare, oggi gli occupati del settore sono circa 60mila e si prevede che, entro il 2020, potrebbero essere centomila in più (fonte: associazione dei produttori di energia rinnovabile).




Si stanno muovendo Edison, Enel, Mercegaglia energy, Eni, fra i nomi più noti, mentre fra quelli meno noti compaiono Trevi Energy (Cesena), Moncada (Sicilia), Ropatec (Bolzano), Jonica impianti (Taranto), Helios Technology ed X Group (Padova), e tanti altri, oltre che stranieri del calibro di Sharp, General Electric, etc. Si varano iniziative come il "progetto Archimede: una centrale solare termodinamica pensata dal Nobel Carlo Rubbia, oppure l’accordo tra Sharp e St Microelectronics per avviare a Catania una produzione di celle fotovoltaiche a film sottile: 500 milioni di euro di investimento e 300 nuovi posti di lavoro entro quest'anno. In particolare, con il progetto Archimede si realizzerà una distesa di specchi estesa come 25 campi da calcio circa, con al centro due grandi serbatoi e una piccola struttura da cui partono linee elettriche ad alta tensione. Entro tre anni il tutto dovrebbe essere funzionante. Infatti, la costruzione della prima centrale elettrica integrata a energia solare e gas naturale è già iniziata a Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa. Sarà la prima dimostrazione su scala industriale della nuova tecnologia che «dovrà ottenere energia pulita continuamente disponibile (anche di notte) - dice Rubbia -, un salto tecnologico che permetterà, se utilizzato su scala adeguata, di contribuire in modo determinante ad una maggiore indipendenza energetica e alla riduzione dei gas serra". La carta vincente di questa tecnologia potrebbe essere la sua versatilità: poiché una centrale è costituita da molti moduli base identici, variandone il numero è possibile ottenere la potenza che si desidera (a patto di avere sufficiente terreno libero).

Ma nella Green-economy non ci sta solo la produzione di energia pulita. Essa annovera anche risparmio energetico, costruzioni eco-compatibili, cibo biologico, ed altro ancora. Ognuno di questi argomenti è oggetto di numerosi studi, proposte, discussioni, pubblicazioni e necessiterebbe di ampio spazio per essere descritto nei dettagli e per evidenziarne le enormi potenzialità. Così come ci sarebbe molto da scrivere sulle possibilità di realizzazione di iniziative in tali campi in Calabria e quante risorse umane, quanti capitali, quante ricadute positive esse potrebbero attivare. Preferisco ridurre, allora, il discorso al Campus di Arcavacata, dove si sta valutando seriamente la possibilità di redigere un piano energetico organico e dove si sta cercando di dimostrare la fattibilità e l'utilità di iniziative anche in campo di alimentazione biologica, di risparmio energetico, di moderno trattamento dei rifiuti.

In un contesto in cui la riduzione dei finanziamenti all'Università suggerisce un drastico taglio dei consumi ed in cui si nota che la bolletta energetica rappresenta, esclusi gli stipendi, una delle spese più consistenti, soprattutto fra quelle che non sono direttamente imputabili a ricerca e didattica, procedere con politiche che coniugano risparmio energetico e, conseguentemente finanziario, a salvaguardia dell'ambiente, diventa praticamente obbligatorio. D'altra parte è ciò che avviene in un momento di necessità economica in ogni famiglia: le prime spese cui si presta attenzione sono il consumo di energia, le spese di pulizia, le attività di ricreazione, etc.

Già nel 2007 interventi in campo energetico erano stati oggetto di attenzione da parte del CdA UniCal, tant'è che nel documento programmatico del Rettore per il quadriennio in corso (2007-11) si leggeva: "Tra le molte iniziative programmate per il prossimo triennio, degna di nota è quella del project financing per la realizzazione di impianti di cogenerazione di calore e di energia elettrica da fonti rinnovabili per una potenza totale di 20 MWatt. Il progetto, il cui costo di realizzazione (stimato in almeno 15 Milioni di Euro) sarà sostenuto interamente dal promotore finanziario, darà, in ambito locale, un significativo impulso all’uso di fonti di energia rinnovabili a basso (o, addirittura, nullo) impatto ambientale."

In effetti il Consiglio di Amministrazione, nell'Aprile del 2007, approvava il programma triennale dei lavori pubblici 2007/2009 e prevedeva un intervento finalizzato al risparmio energetico mediante:a) la realizzazione di un impianto di cogenerazione ad alto rendimento/trigenerazione, capace di soddisfare il bisogno di calore utile, necessario agli immobili dell’Università, nonché di fornire l’elettricità utile e necessaria per il soddisfacimento del carico elettrico degli immobili e delle aree esterne. Tale fabbisogno energetico doveva essere soddisfatto utilizzando, almeno per il 20%, fonti rinnovabili, eventualmente utilizzando impianti modulari; b) la gestione, la manutenzione e la modifica e ristrutturazione degli impianti utilizzatori (impianti elettrici, di riscaldamento invernale, di condizionamento estivo e meccanici) degli immobili, con la finalità di massimizzare lo sfruttamento dell’energia totale prodotta, migliorare la qualità e la continuità del servizio e, soprattutto, razionalizzare e ridurre i consumi energetici; c) la possibilità di realizzare un impianto a totale Alimentazione da Fonti Rinnovabili (AFR) per quantità di energia elettrica in sovrappiù, comunque non superiore al 100% della quantità indicata al punto a), da immettere nella rete locale e nazionale. Una parte dell’ impianto AFR sopra indicato, per una quota di energia pari ad almeno il 50%, doveva essere ubicato in siti posti entro le aree di disponibilità dell’Università della Calabria. La rimanente parte dell’impianto poteva essere ubicata anche al di fuori delle aree di disponibilità dell’Università della Calabria, purché nell’ambito del territorio calabrese, con preferenza per siti ubicati nella provincia di Cosenza.

La gara si svolse, anche se con relativa lentezza, legata a ricorsi vari ed altri eventi, purtroppo usuali per una procedura non ancora standardizzata qual'è un "project financing" ma, alla fine, fra le proposte dei candidati promotori e le richieste formulate nell'avviso indicativo dall'Università rimase una distanza tale (economica e tecnica) da far decidere al CdA di rimandare il tentativo a tempi successivi. Potrebbe essere, quindi, giunta l'occasione per riprendere e migliorare l'idea. Tanti sono gli aspetti su cui lavorare, sia sulla base dell'esperienza maturata, sia sfruttando gli avanzamenti tecnologici intervenuti, sia valutando la possibilità di finanziamento diverse dal project financing.

Un aiuto che faccia capo ai vari fondi europei, nazionali e regionali potrebbe essere fattibile ed utile non solo per l'UniCal, ma per il Territorio calabrese. Resta sempre, infatti, la constatazione di base che in campo energetico non solo sono possibili significativi risparmi (non voglio neppure parlare della possibilità di tramutare il problema energetico in un'ulteriore fonte di finanziamento) ma è concreta la possibiltà di operare salvaguardando, ancor più di quanto si faccia attualmente, l'ecosistema del nostro Campus e di mostrare al Territorio come, con intelligenza, si possano programmare interventi in campo energetico in tutta la Calabria, terra in cui la salvaguardia ambientale è di vitale importanza per la sua economia e per il suo corretto sviluppo. In particolare le strutture del Campus, avveniristiche nel 1970/80, sono esempi concreti di teleriscaldamento, di controllo a distanza, di qualità architettonica. Le dimensioni della cittadella universitaria ed il numero di utenti le consentono di divenire un valido laboratorio, oppure un valido esempio per realtà di dimensioni similari. Una realtà unica, per non dire "unical", da sfruttare e da rendere "simbolo" per l'intera Calabria se non per l'intera Italia o per l'area mediterranea.

Ma il problema non si sta affrontando solo sul fronte della produzione di energia ma su tanti altri fonti e basta solo citare delle parole chiave per comprendere la portata dei ragionamenti: interventi sul settore residenziale, interventi sul settore non residenziale, fonti di energia rinnovabile, processi e tecnologie finalizzate all'efficienza (eolico e minieolico, solare termico e fotovoltaico, biomasse, geotermia), teleriscaldamento, ecobuilding, passive Haus, sostenibilità dei materiali, integrazione tra elementi architettonici esistenti e nuovi interventi, facciate a doppia pelle, tetti verdi e giardini pensili, sistema a cappotto, pareti ventilate, nuove celle solari, etc. Credo che in tempi brevi potranno essere varati i primi stralci di un piano energetico molto ampio. Le decisioni saranno ampiamente pubblicizzate, soprattutto allo scopo di favorire la collaborazione dei vari esperti del nostro Ateneo e per far si che tali scelte siano condivise e approvate dalla grande maggioranza degli utenti del Campus, in modo che producano risultati corrispondenti alle loro grandi potenzialità.



Sempre sulla linea del "green-campus" si sta procedendo, soprattutto per iniziativa del prof. Agostino, neo consigliere di amministrazione, a valutare possibilità di intervento nel campo dell'alimentazione biologica. Sull'esempio di altre università italiane, di enti pubblici e comuni vari si intende nelle mense dell'UniCal:

- favorire un'alimentazione sana ed equilibrata ricorrendo ai prodotti di un'agricoltura rispettosa dell'ambiente e della salute, introducendo derrate biologiche e rivedendo i menù, favorendo una dieta mediterranea che tenga in considerazione la stagionalità delle produzioni in rapporto alla cultura ed agli usi locali;
- favorire i mercati locali e stagionali. Vi sono molte ragioni per stabilire uno stretto legame con le produzioni locali: si incentiva la produzione di qualità sottraendola allo sfruttamento degli uomini (vedi Rosarno e non solo) e delle terre; si abbattono gli altissimi costi ambientali prodotti dal trasporto delle derrate alimentari; si garantisce la possibilità di approvvigionarsi di prodotti stagionali maturati sulla pianta e non trattati o conservati a lungo;
- promuovere la riscoperta cosciente dell'agricoltura da parte dei cittadini, con forme di consumo consapevole dei prodotti alimentari, nell’ambito di percorsi educativi finalizzati all’autotutela della salute;
- riscoprire le ricette locali. Se l’alimentazione è figlia della storia di ogni popolazione, si deve pretendere che, con il rispetto della nostra tradizione alimentare, la ristorazione offra a noi ed ai nostri ospiti l’occasione di ri-scoprire i gusti legati al nostro territorio;
- promuovere azioni di risparmio energetico connesse alla produzione e gestione degli alimenti. L’erogazione dei servizi di ristorazione, data la concentrazione del consumo energetico (elettricità, acqua calda, refrigerazione), offre un’opportunità unica per intervenire sulla riduzione dei consumi energetici del campus. Si può partire dalla constatazione banale che i tetti dei locali mensa sono ideali per ospitare pannelli per la cattura della radiazione solare (fotovoltaici e termici) e passare alla riduzione drastica degli sprechi di acqua;
- migliorare la gestione dei rifiuti. La sola raccolta differenziata, per quanto da perfezionare, non basta. I rifiuti vanno gestiti dall’origine (dagli acquisti) fino alla loro raccolta innanzitutto riducendone la quantità: diminuire gli imballaggi; eliminare le bottiglie di plastica e le lattine per acqua e bibite; non adoperare stoviglie usa-e-getta non riciclabili; adottare un piano per facilitare la raccolta differenziata dei rifiuti;
- evitare lo spreco di alimenti. Esistono molte associazioni che si occupano della raccolta delle eccedenze della ristorazione collettiva e della loro ri-distribuzione ad enti che si occupano di assistenza e di aiuto ai poveri, agli emarginati e, in generale, a tutte le persone in stato di bisogno. Perché non contribuire?

Sono azioni da tradurre in un capitolato per il servizio con un occhio alla qualità e l’altro al prezzo del pasto per gli studenti e i dipendenti… senza diventare strabici. In effetti, molte azioni descritte potrebbero far diminuire il costo del pasto! Costa meno un erogatore di acqua refrigerata e microfiltrata che milioni di bottiglie di plastica, gli impianti ad energia rinnovabile abbattono i costi energetici, ridurre i rifiuti riduce le spese per la loro gestione, molti prodotti locali si possono ottenere a prezzi veramente competitivi.

In conclusione ad Arcavacata, in campo di "green-economy", si sta cercando di dimostrare che in Calabria, se si vuole, si può! o come va di moda ..... yes, we can!

Trasformiamo con energia la crisi in un'opportunità ecocompatibile

Ieri, 20 Febbraio, su Repubblica è apparso un articolo che riporta le affermazioni del Rettore del più grande Ateneo d'Italia che annuncia il pericolo di commissariamento perchè il bilancio, causa la riduzione del Fondo di Finanziamento Ordinario, potrebbe i tempi brevi andare "in rosso".
Il nostro Rettore, di rimando, ha inviato a tutti noi, tramite Notiziario e tramite news sul portale, un messaggio che conferma la situazione di crisi di tutte le Università italiane e che, anche a dispetto della nostra certificata "virtuosità" economica, ci costringerà quantomeno a significativi sacrifici nell'immediato futuro. Fa rilevare che il tutto non può prescindere dalla consapevolezza diffusa della criticità del periodo e dalla partecipazione proattiva di tutte le componenti dell'Ateneo nel mettere in atto comportamenti che riducano le varie spese.I documenti relativi a quanto ho su descritto possono essere facilmente reperiti a questo link:
http://www.unical.it/portale/portaltemplates/view/view.cfm?16774
Sono al corrente che da tempo il CdA sta affrontando il problema cercando di concentrarsi su quelle voci di spesa che non intacchino significativamente la ricerca e la didattica, ma che sono suscettibili di drastiche riduzioni.Come avviene spesso in ogni famiglia, allora, le prime spese cui si presta attenzione sono il consumo di energia, le spese di pulizia, le attività di ricreazione, etc. In particolare la spesa per l'energia è quella che è apparsa subito quella che potrebbe condurre a grandi risparmi. D'altra parte già nel 2007 era stata oggetto di attenzione del CdA, tant'è che nel documento programmatico del Rettore per il quadriennio in corso si leggeva: "Tra le molte iniziative programmate per il prossimo triennio 2007/2009, degna di nota è quella del project financing per la realizzazione di impianti di cogenerazione di calore e di energia elettrica da fonti rinnovabili per una potenza totale di 20 MWatt. Il progetto, il cui costo di realizzazione (stimato in almeno 15 Milioni di Euro) sarà sostenuto interamente dal promotore finanziario, darà, in ambito locale, un significativo impulso all’uso di fonti di energia rinnovabili a basso (o, addirittura, nullo) impatto ambientale."

In effetti il Consiglio di Amministrazione, con deliberazione in data 11 Aprile 2007, esecutiva a sensi di legge, approvava il programma triennale dei lavori pubblici 2007/2009 e prevedeva un intervento finalizzato al risparmio energetico mediante:a) la realizzazione di un impianto di cogenerazione ad alto rendimento/trigenerazione, capace di soddisfare il bisogno di calore utile, necessario agli immobili dell’Università, nonché di fornire l’elettricità utile e necessaria per il soddisfacimento del carico elettrico degli immobili e delle aree esterne. Tale fabbisogno energetico doveva essere soddisfatto utilizzando, almeno per il 20% (venti per cento), fonti rinnovabili, eventualmente utilizzando impianti modulari.b) la gestione, la manutenzione e la modifica e ristrutturazione degli impianti utilizzatori (impianti elettrici, di riscaldamento invernale, di condizionamento estivo e meccanici) degli immobili, con la finalità di massimizzare lo sfruttamento dell’energia totale prodotta, migliorare la qualità e la continuità del servizio e, soprattutto, razionalizzare e ridurre i consumi energetici.c) La possibilità di realizzare un impianto a totale Alimentazione da Fonti Rinnovabili (AFR) per quantità di energia elettrica in sovrappiù, comunque non superiore al 100% della quantità indicata al punto a), da immettere nella rete locale e nazionale. Una parte dell’ impianto AFR sopra indicato, per una quota di energia pari ad almeno il 50%, dovrà essere ubicato in siti posti entro le aree di disponibilità dell’Università della Calabria. La rimanente parte dell’impianto potrà essere ubicata anche al di fuori delle aree di disponibilità dell’Università della Calabria, purché nell’ambito del territorio calabrese, con preferenza per siti ubicati nella provincia di Cosenza.I dettagli del bando conseguente all'approvazione del piano triennale 2007/09 potete reperirlo a questo link:
http://www.unical.it/portale/concorsi/view_bando.cfm?Q_BAN_ID=391&Q_COMM=

La gara si svolse, anche se con relativa lentezza, legata a ricorsi vari ed altri eventi, purtroppo usuali per una procedura non ancora standardizzata qual'è un "project financing". Alla fine però fra le proposte dei candidati promotori e le richieste dell'Università rimase una distanza tale (economica e tecnica) da far decidere al CdA di non individuare il promotore fra i candidati e di rimandare il tentativo a tempi successivi.Potrebbe essere, quindi, giunta l'occasione per riprendere e migliorare l'idea. Tanti sono gli aspetti su cui lavorare, sia sulla base dell'esperienza maturata, sia sfruttando gli avanzamenti tecnologici intervenuti, sia valutando la possibilità di finanziamento diverse dal project financing.
Resta sempre, infatti, la constatazione di base che in campo energetico non solo sono possibili significativi risparmi (non voglio neppure parlare della possibilità di tramutare il problema energetico in un'ulteriore fonte di finanziamento) ma è concreta la possibiltà di operare salvaguardando, ancor più di quanto si faccia attualmente, l'ecosistema del nostro Campus e di mostrare al territorio come, con intelligenza, si possono programmare interventi in campo energetico in tutta la Calabria, terra in cui la salvaguardia ambientale è di vitale importanza per la sua economia e per il suo corretto sviluppo.In particolare le nostre strutture, avveniristiche nel 1970/80, sono esempi concreti di teleriscaldamento, di controllo a distanza, di qualità architettonica. Le dimensioni del Campus ed il numero di utenti ci consentono di divenire un valido laboratorio, oppure un valido esempio per realtà di dimensioni similari. Una realtà unica, per non dire "unical", da sfruttare e da rendere "simbolo" per l'intera Calabria se non per l'intero sud Italia o per l'area mediterranea cui apparteniamo. Proprio per la presenza di tali caratteristiche peculiari è auspicabile l'intervento e l'aiuto degli Enti locali, primo fra tutti la Regione Calabria.


Sto seguendo alcune riunioni in cui si sta iniziando ad affrontare il problema e basta solo citare delle parole chiave per comprendere la portata dei ragionamenti: interventi sul settore residenziale, interventi sul settore non residenziale, fonti di energia rinnovabile, processi e tecnologie finalizzate all'efficienza (eolico e minieolico, solare termico e fotovoltaico, biomasse, geotermia) trigenerazione, teleriscaldamento, ecobuilding, passive Haus, sostenibilità dei materiali, integrazione tra elementi architettonici esistenti e nuovi interventi, facciate a doppia pelle, tetti verdi e giardini pensili, sistema a cappotto, pareti ventilate, nuove celle solari, etc.Credo che in tempi brevi cominceranno ad essere varati i primi stralci di un piano energetico molto ampio. Sono sicuro che le decisioni saranno ampiamente pubblicizzate, soprattutto allo scopo di favorire la collaborazione dei vari esperti del nostro Ateneo e per far si che tali scelte siano condivise e approvate dalla grande maggioranza degli utenti del Campus, in modo che producano risultati corrispondenti alle loro grandi potenzialità.



Sono a conoscenza che tutte le componenti del CdA e dell'Amministrazione stanno contribuendo, ognuna secondo le proprie possibilità e le proprie competenze, alla ricerca delle soluzioni per la riduzione dei costi energetici e per la ricerca di nuove risorse economiche. In particolare, il nostro rappresentante in CdA, Lello Agostino, è stato coinvolto pesantemente ed in prima persona nello sviluppo delle attività programmatorie in campo energetico. Il suo mandato, purtoppo per lui, è iniziato in un momento economico non certo florido. Avere la percezione che le azioni che lui proporrà in CdA sono condivise dai suoi rappresentati lo spronerà a fare del suo meglio ed ..... a metterci tutta l'energia per attuarle!

Buon 2010 a tutti i "dottori-junior "di marameo: l'asilo nido si amplia!

Il 30.12.2009 sono stati completati i lavori strutturali per l'ampliamento dell'asilo nido dell'UniCal. Altri 400 mq si aggiungono ai precedenti 400 mq ed ai 1500 mq. di giardino. La gara per la fornitura degli arredi principali per questo ampliamento è stata anche conclusa prima delle feste natalizie e si prevede che entro la fine del mese di Gennaio la fornitura possa essere effettuata. Domani 4 Gennaio è prevista la disinfestazione dei locali dell'asilo (vecchi e nuovi) nonchè la pulitura "grossolana" dell'ampliamento. Da giorno 5 Gennaio i locali saranno nella disponibilità del Soggetto gestore e potranno iniziarsi le pulizie più "fini" e lo spostamento di qualche arredo dal vecchio sito in modo che dal 7 di Gennaio il tutto sarà operativo (anche se con dotazioni, per un mese, sottodimensionate). Il Soggetto gestore ha già avvisato per e-mail e/o telefonicamente tutti i genitori dei bambini che a Settembre erano rimasti in lista di attesa, ricevendo le risposte (di conferma o di rinuncia) per cui da Lunedi 11 Gennaio 2010 inizieranno i nuovi inserimenti, Alla fine dovrebbero essere altri 20 i bambini che si aggiungeranno ai circa 80 già presenti, nelle varie fasce orarie e di età.


Si può, quindi, affermare che oramai l'asilo nido UniCal è giunto a regime e che i lavori di competenza del settore edilizia sono completati. E' stata un'avventura avviata prima dell'oramai lontano 2001, inizialmente con il tentativo di realizzare l'asilo nido in un capannone dell'area del polifunzionale (poi divenuto sede di aule) e poi con l'individuazione dell'attuale spazio nell'allora costruendo edificio polifunzionale di piazza Vermicelli. Dal 2002 circa, l'iniziativa è divenuta sempre più concreta ed il suo avvio ha visto varie fasi: adattamento primi 400 mq a cura della BoCoGe, appalto degli arredi di tali spazi, scrittura del regolamento di funzionamento del servizio, redazione del capitolato di appalto, gestione della gara per l'individuazione del Soggetto gestore, avvio del servizio nel Settembre 2007 (tra le critiche di chi diceva che stavamo inaugurando un servizio immaginario durante la campagna per le elezioni del Rettore a Maggio 2007, quando si dava solo la notizia del completamento delle procedure per l'assegnazione del servizio e l'avvio di quelle per l'iscrizione dei primi bambini!), la realizzazione delle infrastrutture esterne all'Asilo (al nuovo ufficio postale ed all'incubatore di imprese spin-off, anch'esso nel prossimo mese in dirittura d'arrivo) quale la bitumazione e l'illuminazione della strada che gira attorno al lato nord di piazza Vemicelli, la realizzazione della copertura della "balconata-giochi" esterna dell'Asilo, la realizzazione di 1500 mq. di giardino dotato dei più moderni e sicuri giochi per esterno, l'individuazione dello spazio per l'ampliamento, la progettazione di tale ampliamento, l'appalto dei lavori e la loro realizzazione in tempi sicuramente definibili "rapidi" per un Ente pubblico, l'appalto delle forniture per l'integrazione dell'arredo. Senza dimenticare la gestione dei bandi per l'iscrizione dei bambini, il reperimento dei fondi per l'aiuto economico ai genitori, le pratiche per i controlli sanitari, i mille piccoli problemi di climatizzazione, pulizia, integrazione attrezzature.

L'impegno economico è stato non indifferente. Basta osservare che solo gli spazi interni ed il giardino non possono essere valutati meno di un milione e mezzo di euro, cui si aggiungono più di 500.000 euro per gli adattamenti, le infrastrutturazioni esterne, gli arredi, i giochi esterni, i contributi economici. Quindi oltre due milioni di euro, che si può affermare sicuramente "ben spesi".

Mancano adesso alcuni "dettagli" del tipo:
1. Adattamento vecchi bagni nuova zona a bagni per bambini e revisione dei bagni vecchi
2. Trasformazione locale ex cucina in sala insegnanti
3. Spostamento sbarra entrata nel giardino da "balcone giochi"
4. Installazione pavimento antitrauma sul "balcone giochi"
5. Installazione di un impianto citofonico del tipo di quello installato nei locali destinati all'incubatore imprese "spin-off"
6. Ulteriore integrazione arredi
7. Reintegro attrezzature elettroniche (televisori, lettori dvd, etc.) nei primi locali
8. Acquisto nuove attrezzature elettroniche per locali ampliamento
9. Aggiunta di un'altra linea telefonica fissa e riassegnazione telefono cellulare di servizio
10. Sostituzione vecchie tende ed acquisto nuove tende per ampliamento
11. Soluzione definitiva dei problemi di climatizzazione
12. Installazione telecamere esterne per controllo accesso e punti "critici" di asilo, ufficio postale e incubatore spin-off
13. integrazione giardino-orto esterno

Queste spese potrebbero essere considerate non più "strutturali" ma possono essere considerate oramai parte della gestione "ordinaria" dell'Asilo nido, quindi ricadenti sotto la supervisione della delegata del CdA al servizio. Si può cioè pensare ad uno stanziamento "ordinario" ed annuale (magari variabile in funzione di un programma da presentare all'inizio di ogni anno scolastico) che includa anche il supporto economico dei genitori, le spese di gestione ordinaria, etc.

Altra incombenza da affrontare nei prossimi mesi è l'elaborazione di una modifica del regolamento per il bando annuale delle iscrizioni all'asilo nido, nonchè la valutazione dell'eventuale estensione del servizio anche alla scuola materna. Si potrà mettere a punto un aggiornamento del regolamento esistente che lo renda più efficiente, più snello, più trasparente di quanto già non lo sia, anche se adesso l'ampiezza di posti a disposizione dovrebbe ridurre sensibilmente, o addirittura annullarle, le liste di attesa.

Buon lavoro ai consiglieri di amministrazione 2009-2011 (neo e confermati) per la prosecuzione di tale servizio, spesso definito "fiore all'occhiello" del campus! Ma soprattuto buon 2010 a tutti i bambini di Marameo. Che ci sia fra loro un/una futuro/a Rettore/trice?

7 Gennaio 2010: previsto completamento primo lotto rotatoria c.da Vermicelli

Domani, Giovedi 7 Gennaio 2010, condizioni climatiche permettendo, si realizzerà il manto stradale per tutta la zona della rotatoria di c.da Vermicelli, completando così di fatto il primo lotto dei lavori per la realizzazione di tale infrastruttura stradale. Probabilmente ci sarà qualche piccolo disturbo al traffico, ma operare in questo periodo "quasi-festivo" dovrebbe rendere la cosa facilmente sopportabile.

Si elimina così un pericolo alla circolazione legato al fatto che da più parti delle strade che convergevano al precedente incrocio non era garantita sufficiente visibilità. Numerosi incidenti si erano verificati nel recente passato, tutti fortunatamente senza danni seri alle persone. In ogni caso si darà maggiore dignità all'accesso ad una zona che vede presente al momento il complesso multifunzionale di piazza Vermicelli (con asilo nido, ufficio postale, incubatore spin-off, teatro grande, due cinema, etc.). In futuro la zona dovrebbe anche accogliere il terminal della metropolitana leggera ed il terminal bus. Sin da adesso, comunque, i mezzi del consorzio autolinee potranno agevolmente usare la rotatoria per l'inversione di marcia. La prima pensilina è stata anche spostata in avanti rispetto all'uscita dalla rotatoria, per consentire la momentanea sosta contemporanea di due o tre bus, mentre fanno scendere e salire i passeggeri.

Il primo lotto ha incluso tutti i lavori essenziali per la realizzazione della rotatoria. Per massima sicurezza l'effettiva costruzione è stata preceduta da oltre un mese di sperimentazione (con il posizionamento delle sole barriere-spartitraffico "new jersey"). Mancano adesso tutte le opere di completamento (tipo illuminazione della parte interna della rotatoria, marciapiedi di alcune zone attualmente poco frequentate, etc.). Nel primo lotto si ha avuto l'accortezza di posizionare tutte le predisposizioni, in modo che non servano successivamente demolizioni o blocco del traffico. Sarebbe forse opportuno pensare alla realizzazione di un golfo in corrispondenza della pensilina della fermata dei bus, per ridurre l'ingombro della carreggiata mentre i bus sono in sosta. Di queste operazioni potrà mettersi a punto a breve un progetto preliminare per valutarne sommariamente la spesa e consentire al CdA di predisporre il conseguente possibile finanziamento.