giovedì 26 maggio 2011

Il radar su un granello di sabbia (calabrese)

 da www.ilfattoquotidino.it del 26.5.2011
La scoperta è di quelle che permettono di lanciare uno sguardo verso il futuro; di prevedere, forse, un miglioramento nella vita di milioni di persone.

Si tratta essenzialmente di un radar, realizzato però su un singolo chip di silicio delle dimensioni di due millimetri quadrati, uno spazio quindi poco più grande di un granello di sabbia.

Questo radar può infatti rilevare a distanza movimenti impercettibili come quelli dovuti all’attività respiratoria, senza dover ricorrere a elettrodi o gel a contatto con il corpo. Grazie al wireless, il dispositivo può poi trasmettere i dati a un centro di controllo remoto, il quale, una volta riscontrate eventuali disfunzioni o irregolarità, può provvedere immediatamente con una risposta operativa.

Per citare solo le prime applicazioni immaginate dai ricercatori, sarà possibile con questa tecnologia deospedalizzare pazienti cronici e tenerli monitorati in sicurezza nelle loro case, aumentare la prevenzione degli incidenti su strada rilevando all’istante il livello di stanchezza del guidatore, monitorare i neonati al fine di scongiurare la SIDS – sindrome della morte in culla.

L’invenzione straordinaria, che si deve al lavoro di uno staff internazionale di ricercatori con a capo il Professor Domenico Zito, un brillante scienziato calabrese neanche quarantenne che rappresenta uno dei vertici mondiali nel settore della microelettronica.

A distanza di un secolo, il Professor Zito è ritornato infatti nel solco tracciato dal suo celebre predecessore Guglielmo Marconi (lo stesso che nel 1922 teorizzò per primo un apparato radar a impulsi), portando la tecnologia del radar a livelli di precisione e miniaturizzazione impensabili, aprendo al contempo la strada a numerosi sviluppi futuri.

Ma se questa storia che parla di genio italiano ha tanti risvolti positivi, ce n’è uno che spicca come una grave macchia e tende ad oscurare tutti gli altri. Proprio come è stato per Guglielmo Marconi e tanti altri scienziati nostrani, Domenico Zito non lavora in Italia, ma è “fuggito” dal nostro paese, dove la miopia della classe dirigente e il valore infinitesimale dato alla ricerca non consentono soprattutto ai giovani studiosi più volenterosi di dare il meglio di sé.

Prima ricercatore presso l’Università di Pisa, circa due anni fa è stato chiamato in Irlanda e oggi dirige un gruppo di ricerca al Tyndall National Institute, il più importante centro scientifico del paese. Da allora, il Professor Zito ha il supporto di una efficiente organizzazione e una messe di colleghi che rappresentano l’eccellenza mondiale, e può davvero portare avanti la propria ricerca scientifica. Gli studi e i progetti che sta realizzando adesso sono gli stessi che intendeva realizzare in Italia, ma per i quali non vi erano finanziamenti adeguati.

Nel suo ufficio fanno bella mostra di sé due serigrafie dei Bronzi di Riace, simbolo di quella Calabria che non smette mai di nominare. Il suo rammarico è grande, per essere dovuto partire e non aver potuto contribuire sul serio al futuro dell’Italia e in particolare del sud. “Mi piacerebbe lavorare con i giovani onesti e volenterosi” continua “per contribuire allo sviluppo di una Calabria migliore. Ma non credo che ci sarà mai un reale interesse per il mio rientro.”

di Mauro Longo, giornalista freelance italiano in Irlanda

mercoledì 25 maggio 2011

Come si può ridare ossigeno ai nostri Atenei (proposta sen. Ichino)


da sito www.pietroichino.it 


LA RIFORMA DEL FINANZIAMENTO DELLE UNIVERSITA’ AVVIATA ULTIMAMENTE NEL REGNO UNITO PUÒ COSTITUIRE UN MODELLO A CUI FARE RIFERIMENTO ANCHE IN ITALIA
Interrogazione presentata alla Presidenza del Senato il 18 maggio 2011 – Il testo è preceduto da una breve esposizione sintetica dell’idea che è alla base dell’iniziativa
L’IDEA ESSENZIALE CUI L’INTERROGAZIONE SI ISPIRA
L’interrogazione che abbiamo presentato si ispira essenzialmente a questa idea, della quale in Inghilterra sta avviandosi la sperimentazione:
   – gli ultimi tagli stanno strangolando gli atenei italiani;
   – probabilmente si possono liberare rilevanti risorse tagliando chirurgicamente i molti sprechi e rendite parassitarie che pullulano nelle nostre università, ma questo richiede tempo; e oggi l’Erario non può destinare somme maggiori agli atenei;
   – tuttavia c’è una certa quantità di famiglie ricche, che possono sicuramente permettersi tasse universitarie più alte;
   – quanto alle famiglie meno agiate, esse sono ancora più interessate di quelle ricche a università che funzionino meglio, fungendo molto più di quanto non facciano ora da “ascensore sociale”;
   – per consentire anche ai figli delle famiglie meno agiate di far fronte all’aumento delle tasse universitarie necessarie per un miglior funzionamento degli Atenei, si può pensare che lo Stato presti loro integralmente il necessario, con un meccanismo per cui la restituzione rateizzata – parziale o integrale – incomincerà soltanto da quando il laureato avrà un reddito superiore a determinate soglie (per esempio: 24.000 euro annui per la restituzione parziale e 30.000 euro annui per quella integrale);
   – naturalmente questo comporterà che si debba prevedere una certa percentuale di casi in cui la restituzione non avverrà; si può però evitare che ne derivi un maggior onere per lo Stato stabilendo che questa percentuale sia coperta (in tutto o in parte) dalle università stesse interessate, che così ne risulteranno responsabilizzate sia riguardo alla qualità degli studenti ammessi sia riguardo alla qualità dell’insegnamento;
   – la scelta non è soltanto tra il “polo alfa” (situazione italiana attuale, con tasse basse, grande facilità di accesso, responsabilizzazione degli studenti pressoché nulla e qualità media degli atenei bassissima) e “polo omega” (modello Regno Unito, con tasse molto alte, ostacolo all’accesso costituito dalla prospettiva del debito elevato che si accumulerà, responsabilizzazione degli studenti molto alta, qualità dell’insegnamento mediamente alta); la scelta è anche tra le infinite possibili soluzioni intermedie tra i due poli estremi.

L’INTERROGAZIONE 
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA n. 4-05237ai ministri dell’Economia e dell’Istruzionepresentata il 18 maggio 2011
dai Senatori Ichino, Ceccanti, D’Alia, Germontani, Leddi, Ignazio Marino, Morando, Poli Bortone, Nicola Rossi, Rusconi, Rutelli, Tonini, Treu, Valditara
Premesso che
-          il Paese da lungo tempo cresce troppo poco;
-          il sistema universitario ha un ruolo centrale nella creazione del capitale umano di cui il Paese ha bisogno per ricominciare a crescere;
-          la bassa crescita aggrava i vincoli sulle finanze pubbliche e al tempo stesso questi vincoli rendono difficile aumentare la spesa pubblica per stimolare la crescita;
-          il sistema universitario Italiano è al collasso finanziario per gli effetti combinati delle politiche sovente sconsiderate di assunzione da parte degli atenei negli ultimi trent’anni e dei recenti tagli indiscriminati (ossia non legati al merito o all’efficienza) effettuati dal Governo: soprattutto tagli non finalizzati a ridurre la spesa per i salari e gli stipendi di chi poco o nulla contribuisce al buon funzionamento del sistema;
-          sono ingenti le risorse che possono e devono essere liberate, per il finanziamento dei nostri atenei, con la soppressione di sprechi e rendite parassitarie che negli atenei stessi sono assai diffuse; ma questa operazione richiederà comunque del tempo, mentre gli atenei hanno necessità immediata di investimenti che migliorino la qualità dell’insegnamento;
-          per altro verso, solo una spesa pubblica che possa essere caratterizzata come un investimento ad alto rendimento per la crescita futura del Paese è compatibile con i vincoli di finanza pubblica e anzi auspicabile per uscire dal circolo vizioso che quei vincoli implicano e che sta distruggendo l’Università Italiana;
considerato altresì che
-          in Inghilterra, il Rapporto Browne (Independent Review of Higher Education Funding and Student Finance, elaborato in meno di un anno tra il 9 Novembre 2009 e il 12 ottobre 2010) ha essenzialmente descritto un problema simile per quel Paese;
-          il Rapporto Browne ha dato le seguenti raccomandazioni per risolvere il problema:
   1)  consentire agli atenei di aumentare le tasse universitarie per tutti gli studenti;
   2)  anticipare a carico dello Stato il costo sostenuto dagli studenti meno abbienti per frequentare l’università;
   3)  consentire agli studenti beneficiati di ripagare il debito attraverso il loro prelievo fiscale futuro, ma solo se e quando raggiungeranno un reddito sufficientemente elevato (21mila sterline) e comunque nella proporzione del 9% del reddito percepito e con un interesse contenuto (2.2%);
-          il Rapporto Browne ha giustificato queste raccomandazioni sulla base dei seguenti principi:
   a)  questo tipo di finanziamento induce gli studenti a scegliere le università migliori, ossia quelle la cui qualità consentirà di ripagare il costo dell’investimento effettuato;
   b)  quindi esso stimolerà una competizione tra gli atenei per migliorare la qualità della loro offerta formativa;
   c)   al tempo stesso questa soluzione non carica le famiglie degli studenti, soprattutto quelle meno abbienti, e carica gli studenti ma solo in futuro e solo nel caso in cui l’investimento abbia effettivamente successo;
   d)  secondo l’Institute for Fiscal Studies, dal 25 al 30% degli studenti meno abbienti finirà per pagare di meno per i propri studi universitari;
   e)  questa soluzione genera forti incentivi a frequentare l’università soprattutto per gli studenti più abili ma indipendentemente dalle condizioni economiche delle loro famiglie;
   f)   dal punto di vista dello Stato, l’onere si configura come un investimento in capitale umano per la crescita del Paese, che al tempo stesso genera tra gli studenti e le università gli incentivi corretti per il suo successo; quindi è relativamente a basso rischio e alto rendimento atteso;
   g)  dal punto di vista delle università e dei cittadini questa soluzione è semplice, trasparente e comporta oneri burocratici e amministrativi molto contenuti;
-          il Governo inglese dopo appena un mese, il 3 novembre 2010, ha accolto le raccomandazioni del Rapporto Browne, con tre sole modificazioni importanti:
   i)   le tasse universitarie non potranno essere aumentate oltre le 9000 sterline;
   ii)   le università che scelgono di innalzare le tasse universitarie fino ai livelli più alti devono dimostrare ex post, dati alla mano, che il numero di studenti meno abbienti e non provenienti da scuole private è aumentato;
   iii)  il tasso di interesse è stato innalzato al 3% rispetto al 2.2% previsto dal rapporto;
-          il Parlamento Inglese ha approvato la riforma in tempi rapidissimi, varandola in via definitiva il 9 Dicembre 2010 alla Camera dei Comuni e cinque giorni dopo alla Camera dei Lord, nonostante l’opposizione di una parte della maggioranza stessa e di una parte degli studenti;
-          l’amministrazione statale ha dato immediata applicazione alla riforma attivando per prima cosa –in ossequio principio fondamentale per cui il presupposto essenziale per l’effettività delle nuove leggi è costituito dalla immediata e agevole conoscibilità del loro contenuto da parte di chi è chiamato ad applicarle o a fruirne (c.d. principio della “copertura conoscitiva” delle nuove leggi) – una campagna di informazione di straordinaria chiarezza, della quale costituisce soltanto un esempio parziale la seguente pagina web:http://www.direct.gov.uk/en/EducationAndLearning/UniversityAndHigherEducation/StudentFinance/DG_194804
si chiede di sapere
  • se, secondo l’interpretazione che ne dà il Governo, il Fondo per il Merito di cui all’art. 4 della Legge n. 240/2010, nuovamente disciplinato dal cosiddetto “Decreto Sviluppo” emanato ultimamente, consenta la sperimentazione anche in Italia di una soluzione simile a quella adottata oltre Manica;
  • in caso di risposta negativa al primo quesito, se il Governo non ritenga opportuno adottare al più presto misure che consentano di applicare anche in Italia un meccanismo di incremento del finanziamento analogo a quello che si sta adottando in Inghilterra, nella stessa misura o in una diversa e più contenuta misura che sia considerata più opportuna in relazione al contesto italiano;
  • qualora il Governo sia orientato ad adottare la soluzione inglese, se Esso non ritenga opportuno (al fine di stimolare gli atenei alla migliore selezione degli studenti) introdurre una disposizione che autorizzi lo Stato a rivalersi sugli atenei che facessero registrare una frazione troppo elevata di studenti inadempienti rispetto all’obbligo di restituzione del mutuo;
  • se comunque il Governo non ritenga opportuno consentire che la soluzione Inglese sia sperimentata in alcuni atenei italiani, i quali decidessero di rendersi disponibili per questo, in modo da poter stimare l’entità dell’investimento iniziale per il bilancio pubblico, le probabilità di non restituzione del prestito da parte degli studenti beneficiati e quindi il rendimento complessivo dell’investimento;
  • quale che sia la soluzione prescelta, se e come i dicasteri competenti ritengano di essere in grado di realizzarla in tempi altrettanto brevi quanto quelli che sono stati necessari al Governo inglese e di illustrarne i contenuti con la stessa chiarezza;
  • perché attualmente – in aperta violazione del principio della copertura conoscitiva delle nuove leggi di cui sopra – sul sito del dicastero competente non sia possibile trovare alcuna indicazione circa l’interpretazione e l’applicazione delle nuove disposizioni concernenti il Fondo per il Merito;
  • quali disposizioni il Governo intenda emanare al fine di rendere agevolmente conoscibile il contenuto della riforma universitaria e gli orientamenti applicativi del Governo stesso in proposito.

domenica 22 maggio 2011

Unical: 5000 esami sotto inchiesta. Il rettore Giovanni Latorre annuncia la costituzione di parte civile dell’ateneo

 da sito www.calabriah24.it

Era tutto pronto per la laurea. La tesi, la festa, la vacanza, i primi colloqui di lavoro. Un mondo di sogni che è franato improvvisamente in una mattina di marzo, quando lei, l’aspirante “dottoressa”, ha ricevuto una telefonata dall’Università: «Signorina, stiamo ricostruendo la sua carriera universitaria ma c’è qualcosa che non va in un esame, l’aspettiamo qui per risolvere il problema…». Quella prova da 27, sostenuta il 18 luglio del 2007, era stata annotata su uno statino del corso di laurea in Filosofia ma non risultava presente nè nell’archivio cartaceo nè in quello digitale. I funzionari dell’Area didattica di Arcavacata hanno seguito la procedura inviando la pratica al preside della Facoltà di Lettere, Raffaele Perrelli, per ulteriori accertamenti. E così è stato convocato il docente titolare dell’insegnamento che s’è accorto subito dell’anomalia: quella sigla in calce al documento non era sua. Il 4 marzo il preside ha segnalato il caso al rettore, quattro giorni dopo è nata l’inchiesta sugli esami “fantasma” all’Università della Calabria. Una indagine che riguarda già trecento persone e il numero continua a salire man mano che le verifiche si estendono nel tempo. Sotto la lente del pm Antonio Tridico sono finiti 5mila statini della facoltà di Lettere relativi al periodo 2007-2011. Cinquemila certificazioni di avvenuto esame che verranno scrupolosamente verificate dalla polizia giudiziaria. Il magistrato inquirente, nei prossimi giorni, sentirà la studentessa che è indagata per falso. La ragazza, nel frattempo, ha dovuto rivedere i suoi programmi visto che non potrà laurearsi fin quando non sarà chiarita l’anomalia presente in quello statino.
È stato il rettore, Giovanni Latorre, dopo essersi recato personalmente a Palazzo di giustizia, a firmare l’articolato esposto che porta la data dell’8 marzo. Una denuncia contro ignoti che ha innescato le indagini della Procura diretta da Dario Granieri. E l’attività investigativa coordinata dalla magistratura punta a raggiungere l’approdo sperato proprio attraverso la piena collaborazione dell’Unical. Aspetto puntualizzato dal Magnifico, ieri, in conferenza stampa: «Da parte nostra c’è la piena disponibilità a fornire supporto e collaborazione necessari affinchè la magistratura faccia piena luce su questa vicenda che indubbiamente danneggia l’immagine del nostro ateneo. Per questo siamo decisi a costituirci parte civile nell’eventuale processo che dovesse scaturire dall’inchiesta appena avviata. Non guarderemo in faccia nessuno e perseguiremo con determinazione ogni responsabilità che dovesse affiorare dall’indagine per tutelare gl’interessi dell’università».
Una vicenda che crea un giustificato imbarazzo nei vertici dell’Unical. «Con ben due riforme – ha spiegato ancora Latorre, alla presenza del direttore amministrativo Bruna Adamo e del vicario Fulvio Scarpelli – e soprattutto con il cambiamento del sistema di registrazione degli esami, da quello cartaceo a quello digitale, è possibile che nei primi anni di applicazione della nuova procedura si siano potute spalancare delle falle nel meccanismo di sicurezza dei dati. Siamo passati dalla gestione di 72mila esami del 2000 ai 162mila del 2010. Lo statino finito sott’inchiesta si colloca nel periodo di registrazione col sistema della “firma debole”, un metodo misto di registrazione delle prove, cartaceo e digitale».
Dalle pieghe dell’inchiesta del pm Tridico sarebbero emerse prove d’ipotetici imbrogli a beneficio di un paio di “dottori” che avrebbero conseguito la pergamena facendo ricorso agli esami “fantasma”. Le indagini dovranno rivelare se le sciagurate “elargizioni” siano state a carattere puramente amichevole o se siano state “concesse” in cambio di “regali”.
In serata, anche il preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Perrelli, ha espresso piena fiducia nel lavoro della magistratura: «Mi auguro che possa essere fatta piena luce su tutta la vicenda nell’esclusivo interesse dell’Università». fonte gazzettadelsud

mercoledì 18 maggio 2011

In arrivo rumore artificiale per le auto elettriche

 da www.repubblica.it del 18.5.2011

Ci siamo. Sta per arrivare una legge che obbligherà le case automobilistiche a far "suonare" le silenziose vetture elettriche: l'industria automobilistica dovrà dotarle, per motivi di sicurezza, di un "rumore artificiale" che possa avvertire i passanti del loro arrivo.

Il dibattito sta se dotarle di un rumore simile a quello dei normali motori a scoppio oppure optare per un'altra soluzione: una scelta che deciderà il "panorama sonoro" delle grandi città tra dieci o vent'anni.

Le vetture elettriche o a idrogeno sono infatti silenziose, e il rotolamento delle gomme è più rumoroso che non il motore: un pregio che potrebbe però rivelarsi mortale per pedoni o ciclisti alle basse velocità; la Nissan ha già deciso di installare degli altoparlanti sotto il cofano per motivi di sicurezza stradale.

Le alternative al rumore del motore a scoppio (che effettivamente annullerebbe la possibilità di vivere in città meno inquinate acusticamente) sono diverse: attualmente l'università britannica di Warwick ha allo studio un ronzio profondo, uno acuto, un rumore simile a quello di una carta nei raggi di una ruota da bicicletta e qualcosa di simile a un ufo nei film anni cinquanta.

L'importante è che il suono prescelto venga associato dalle persone con il trasporto: di qui il ricorso a effetti già noti da videogame o film di fantascienza. I risultati della ricerca verranno trasmessi all'unione europea, che dovrebbe legiferare sulla materia entro la fine del 2011.

martedì 17 maggio 2011

Germania locomotiva elettrica - La Merkel rilancia l'auto verde

Sorpresa, la patria della berline di lusso diventerà la culla della mobilità sostenibile: con investimenti sia statali sia dell'industria, con norme e leggi che incoraggeranno l'uso di auto elettriche e sostanziali sgravi fiscali per chi le acquista, Berlino vuole diventare prima nel mondo nel settore 

ANDREA TARQUINI pubblicato su sito www.repubblica.it del 17.05.2011

Germania locomotiva elettrica La Merkel rilancia l'auto verde
BERLINO - La Germania di Angela Merkel non vuole solo restare la locomotiva economica d'Europa: è decisa anche a diventare il paese di punta per lo sviluppo, la produzione, la diffusione a casa e l'export di auto elettriche. Il paese che nel mondo delle quattro ruote è simbolo per eccellenza delle vetture di qualità e di alte prestazioni anche nella produzione di massa lancia, per iniziativa della cancelliera, una vera e propria rivoluzione culturale per restare primi della classe nell'automobile anche nell'èra del dopo-petrolio.

Con investimenti sia statali sia dell'industria, con norme e leggi che incoraggeranno l'uso di auto elettriche e sostanziali sgravi fiscali per chi le acquista, Berlino vuole diventare prima nel mondo nel settore, e cambiare le abitudini dell'automobilista tedesco medio: deve imparare a preferire l'auto elettrica in nome dell'ambiente e della sostenibilità energetica. Di qui al 2020, secondo il piano che Angela Merkel ha illustrato ieri lunedì nella capitale insieme a responsabili dei big del comparto, dovranno circolare almeno un milione di auto elettriche nella Repubblica federale. Insomma, dopo la svolta a sinistra su welfare e integrazione imposta al suo partito, dopo lo strappo con la scelta dell'addio il più veloce possibile al nucleare civile, 'Angie' Merkel lancia un'altra rivoluzione culturale e strutturale della società tedesca e del modo di pensare dei conservatori europei.

"Il nostro paese  -  ha detto la cancelliera- nel futuro
deve essere al vertice nel mercato globale delle auto elettrica: il miglior produttore e fornitore". Ha aggiunto al suo fianco Henning Kagermann, ex numero uno del colosso del software Sap e ora presidente della Npe, l'agenzia nazionale per l'elettromobilità: "E' chiaro a tutti che l'elettromobilità saprà imporsi, e sarà una storia di successo per la nostra economia".
   
Pian piano, ma neanche poi tanto piano, insomma, gli automobilisti tedeschi dovranno imparare a disaffezionarsi alle loro poderose 12 cilindri e preferire auto elettriche, le quali però dovranno comunque offrire le migliori prestazioni possibili e piacere di guidare. E la clientela di tutto il mondo, sperano la Merkel, la Npe e i big dell'auto made in Germany, potrà preferire auto elettriche tedesche a quelle della concorrenza francese, americana, asiatica. Il gap con Usa, Francia, Giappone va colmato al più presto. Anche grazie all'alleanza strategica con la Cina, che sta diventando lo specialista nella progettazione e produzione in massa di batterie e cellule d'energia per le auto elettriche e già ha stretto intese con Volkswagen e Mercedes.

Ma con quali politiche e strumenti riuscirà la rivoluzione dell'auto elettrica a Berlino? Ecco i principali punti del piano del governo Merkel, della Npe e dei produttori d'auto:
    1 - La ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie. Entro il 2013 il governo investirà un miliardo di euro.
    2 - Gli investimenti delle aziende. I produttori del comparto sono decisi a investire a breve circa 17 miliardi di euro nello sviluppo e produzione di auto elettriche made in Germany.
    3 - Gli incentivi fiscali: primo, chi compra un'auto elettrica di qui al 2015 sarà esentato per dieci anni dal pagamento della tassa di circolazione. Inoltre, la tassazione sarà diversificata anche per le auto di servizio dei poteri pubblici o delle aziende. Inoltre chi usa l'auto elettrica come seconda auto potrà immatricolarne una sola delle due e non entrambe.
    4 - Privilegiare la circolazione di auto elettriche: i comuni dovranno permettere a chi guida un'auto elettrica di viaggiare sulle veloci corsie preferenziali riservate ad autobus e taxi, che in Germania ovviamente sono rispettate molto più che non altrove e quindi consentono ben altre velocità effettive di spostamento.
    5 - L'aiuto all'uso dell'auto elettrica: parcheggi gratuiti e garanzia di posto per il parcheggio nei centri urbani se guidi un'auto elettrica.
    6 - Gli aiuti all'industria e alla clientela: gli investimenti nell'auto elettrica e l'acquisto di auto elettriche saranno agevolati concrediti a basso tasso della KfW, la banca pubblica per l'aiuto all'economia.
    7 - Le prospettive per l'occupazione. Berlino calcola che lanciandosi decisa nella produzione delle auto del dopo-petrolio potrà creare a breve trentamila nuovi posti di lavoro, un totale pari a circa un terzo dei dipendenti Volkswagen in Germania.

Fin qui il piano governativo. Restano incognite e difficoltà: dai problemi progettuali per le auto elettriche, alla loro autonomia, cruciale per un popolo di grandi turisti in auto come i tedeschi. O problemi relativi alla scarsa diffusione di prese elettriche o colonnine di rifornimento di elettricità. Ma anche su questo terreno, il governo si sta muovendo in accordo con i produttori d'energia. Per l'auto made in Germany, che già oggi nell'autunno dell'epoca del motore a combustione interna è punto di riferimento e concorrente più temuto per ogni produttore, l'èra del dopo-petrolio sta già cominciando alla grande. Con l'appoggio e visioni strategiche da parte del potere politico, il centrodestra illuminato di 'Angie' Merkel, e con l'appoggio esterno indiretto dei Verdi, il più dinamico partito d'opposizione.
 

domenica 15 maggio 2011

La carriera record del figlio del rettore

Frati jr ordinario a 36 alla Sapienza di Roma, nonostante le bocciature del Tar. Poche settimane fa l'ultima promozione: direttore di unità al Policlinico

di MAURO FAVALE  da www.repubblica.it
ROMA - La carriera è folgorante, un'eccezione nell'Italia dei baroni: ricercatore a 28 anni, professore associato a 31, ordinario a 36. E pazienza se il cognome pesa: come ripete sempre suo padre, Luigi Frati, magnifico rettore della Sapienza di Roma, "la bravura non ha nome né cognome". E poi, il secondogenito di Luigi, Giacomo Frati, di traguardi continua a conquistarne e l'ultimo gradino l'ha superato il 19 aprile. Quel giorno è diventato direttore dell'unità programmatica del Policlinico Umberto I. E probabilmente è solo una coincidenza il fatto che appena 24 ore prima, la Sapienza era stata sconfitta nell'appello presentato dopo una sentenza del Tar che dà ragione ad Alessandro Moretti, ricercatore di geoeconomia dello stesso ateneo. Un ricorso contro la decisione, votata in autunno dal senato accademico, di assumere 25 ricercatori e professori (tra cui proprio Giacomo Frati), scavalcando chi, come Moretti, aveva già in tasca e da 5 anni, un'idoneità per associato.
Il Tar dà ragione a Moretti, parla di danno grave e irreparabile e di "criterio illogico che comporta una penalizzazione". Ma nonostante la sentenza, alla Sapienza si va avanti come se nulla fosse. La vicenda la racconta un'inchiesta di Report, firmata da Sabrina Giannini, in onda questa sera su RaiTre. Una puntata sui concorsi: si parla di notai, magistrati del Consiglio di Stato e professori universitari. In particolare quei baroni che, nel corso degli anni hanno costruito il proprio feudo chiamando attorno a sé parenti più o meno stretti. Proprio come Frati (certo non l'unico esempio): con lui ha lavorato la moglie (oggi in pensione) docente di storia della medicina passata in pochi anni dall'insegnamento in un liceo a quello in università. E con lui, tuttora, oltre a Giacomo, c'è anche Paola, l'altra figlia, laureata in giurisprudenza e ordinaria di medicina legale.
Ma è su Giacomo che si concentra Report: perché destò scalpore, a dicembre, la decisione della Sapienza di richiamarlo poco prima che entrasse in vigore la riforma Gelmini con la sua norma anti-parentopoli che vieta l'assunzione come docenti per coloro che hanno parenti nella stessa facoltà. Un divieto esteso fino al quarto grado e che avrebbe impedito "il ricongiungimento familiare" dei Frati. Ma se ora, nonostante ricorsi al tar e appelli persi, con l'entrata in vigore della riforma, tutto questo non sarà più possibile, alla Sapienza non mancheranno le assunzioni "a chiamata diretta". Secondo Report, il primo ateneo di Roma (in cui è docente un consulente del ministro Gelmini) è riuscito a strappare dal ministero più di un milione di euro di fondi extra che serviranno anche per assumere due docenti e per promuoverne una ventina. E Frati? Il suo mandato scade tra un anno. Prima di entrare in carica, per 15 anni, è stato preside di Medicina, la facoltà che governa l'Umberto I. Un ospedale universitario con un buco da 160 milioni di euro, in cui i chirurghi effettuano in media 30 interventi l'anno (in Europa, negli altri policlinici universitari, la media è di 120-130) e in cui Frati è ancora primario del day hospital oncologico. Peccato, però, che come hanno testimoniato le telecamere di Report, Frati, in quel reparto non ci metta piede da anni.
(15 maggio 2011)

mercoledì 11 maggio 2011

Un Giro d'Italia "elettrico" per scoprire il futuro dell'auto

 da sito www.repubblica.it


Al via "Corrente in Movimento", un viaggio in oltre 50 tappe a zero emissioni per vedere da vicino le eccellenze nell'energia rinnovabile e la mobilità sostenibile

ROMA - Un viaggio silenzioso che vuole fare rumore. E' partito da Roma domenica "Corrente in movimento", un "Giro d'Italia" senza emissioni di CO2 a bordo di un'auto (una 500) e due scooter elettrici che punta a far conoscere le eccellenze italiane nel campo delle energie rinnovabili. Strutturato in oltre 50 tappe per un totale di circa 5 mila chilometri lungo la Penisola, "Corrente in Movimento" è organizzato dall'omonima associazione con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente.

Nel tragitto, da un centro all'altro, sui mezzi elettrici saranno ospitati ricercatori, amministratori, imprenditori, cittadini per discutere dei principali temi legati all'energia alle sue prospettive future. "Vogliamo attirare l'attenzione dell'opinione pubblica - spiegano gli organizzatori - sui temi "caldi" della sostenibilità e della produzione di energia da fonti rinnovabili, questioni chiave per il nostro paese, sia per la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio naturale che per le prospettive occupazionali ed economiche per le giovani generazioni". "Sarà un'occasione - spiegano ancora - per promuovere le piccole e medie imprese, le pubbliche amministrazioni, le università ed i centri di ricerca che da anni contribuiscono a rendere l'Italia più sostenibile".

La prima tappa ha coperto la distanza dalla Piramide Cestia, nella capitale, al Parco dell'Energia rinnovabile di Guardea, in provincia di Terni. Oggi la carovana si è spostata invece fino a Città di Castello, passando da Perugia, mentre domani punterà su Poggibonsi in Toscana. Al viaggio, oltre a ricercatori, tecnici e amministratori, prendono parte anche una serie di nomi noti della divulgazione scientifica e ambientale come Margherita Hack, Mario Tozzi, Luca Mercalli e Sveva Sagramola, ma potranno partecipare anche i semplici "curiosi". Sul sito ufficiale www.correnteinmovimento.it è infatti possibile "acquistare" uno o più chilometri del tragitto: tra i partecipanti alla campagna verranno sorteggiate tre persone che saliranno sulla 500 elettrica per una tappa del viaggio. "Per dimostrare se ancora ce ne fosse bisogno - spiegano ancora da Corrente in Movimento - che un futuro di produzione energetica da fonti rinnovabili e mobilità alternativa è in realtà molto più vicino e a portata di mano di quanto si possa pensare".
(09 maggio 2011)

venerdì 6 maggio 2011

Disabili: sulle strisce blu libertà di parcheggio

La commissione Trasporti dà una chiara indicazione ai comuni su come gestire la sosta. Svolta per la mobilità dei più deboli 

di VINCENZO BORGOMEO su repubblica.it del 6.5.2011
 
Disabili sulle strisce blu libertà di parcheggio


Ci siamo: con una storica risoluzione approvata all'unanimità della Commissione Trasporti, presieduta da Mario Valducci, sta per andare in porto una nuova rivoluzione in campo della mobilità: quella di dare la possibilità ai disabili di parcheggiare ovunque, ossia gratis nelle strisce blu. Una cosa fino ad oggi contestata e sposso motivo di grandi diatribe - alcune di queste arrivate addirittura in Cassazione - e polemiche.

I comuni ora ha una chiara indicazione dal governo su come comportarsi sulla gestione delle strisce blu. Una "forte pressione" o comunque un'indicazione chiarissima sulle prossime regolamenti che sarà discussa anche nella conferza Stato-città. E non si esclude che prossimamente ci sia possibilità di fare una norma a livello nazionale per la materia se i comuni non dovessero recepire l'indicazione...

"Il diritto alla mobilità, sancito dalla Costituzione - spiega Valducci - deve essere protetto e garantito soprattutto nei confronti delle persone disabili, in quanto costituisce una condizione essenziale per la loro integrazione sociale;  tale principio generale trova rispondenza in diverse previsioni del nuovo codice della strada e del relativo regolamento di attuazione, volte a facilitare la mobilità delle persone disabili".

Va detto che l'articolo 7 del codice della strada prevede che nei centri abitati i comuni possano, con ordinanza del sindaco, riservare limitati spazi alla sosta dei veicoli adibiti al servizio di persone con limitata o impedita
capacità motoria, munite del contrassegno speciale. Ma questo non basta. E ora si punta, come recita la risoluzione della Commissione Trasporti, a prevedere, per i veicoli a servizio di disabili muniti del contrassegno previsto dal codice della strada, la gratuità della sosta nei parcheggi a pagamento delimitati da strisce blu, qualora risultino indisponibili gli stalli riservati gratuitamente ai disabili".

Ma anche a "stabilire, nell'ambito delle convenzioni con cui è affidata a soggetti privati la gestione in concessione di parcheggi a pagamento, un adeguato numero di posti destinati alla sosta gratuita dei disabili muniti di contrassegno, superiore al limite minimo previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503".

Insomma un importante passo avanti, il prossimo, ci auguriamo, sia quello di andare a verificare davvero i tanti falsi contrassegni che girano per l'Italia. E che in modo determinante poi contribuiscono a occupare gli spazi parcheggi per i veri disabili

martedì 3 maggio 2011

'Ndrangheta, casa sequestrata diventa università dell'antimafia

da sito www.tmnews.it del 3.5.2011


Dalla lotta alla 'ndrangheta una speranza per il futuro dei giovani calabresi. A Limbadi, nel Vibonese, una casa sequestrata alla criminalità diventa università dell'antimafia, per studiarne l'organizzazione: un traguardo per una zona dominata dalla famiglia Mancuso, uno dei clan più cruenti. I bambini hanno attraversato il paese in corteo nell'ambito dell'iniziativa Gerbera Gialla: alla guida il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. La lotta alla 'ndrangheta è ancora lunga, spiega Grasso, bisogna fare un passo avanti.Limbadi è un luogo simbolo del riscatto della Calabria, osserva il procuratore, in un momento in cui la magistratura e le forze dell'ordine cercano il consenso e il sostegno di popolazione e istituzioni.