domenica 19 settembre 2010

Se è buona ..... allora sia per tutti !!!


di Paolo Bertinotti * - da sito della stampa.it del 19 Settembre 2010

La riforma dell’Università che il Parlamento dovrebbe discutere tra poco, secondo alcuni è buona, secondo altri è un po’ discutibile, per altri ancora è disastrosa. Alcuni Atenei, tra cui Pisa e Torino, per manifestare la loro contrarietà alla riforma così com’è hanno deciso di rinviare di una settimana l’inizio dei corsi. Immaginiamo invece che la protesta sia infondata e che la riforma sia buona. Ma allora perché deve valere solo per le università statali e non per quelle private e quelle telematiche? Questo in Italia, dove il titolo di laurea ha valore legale. Ma anche se non lo avesse, sarebbe pur sempre un titolo di pari significato, qualunque fosse l’università a conferirlo. In Commissione Parlamentare una richiesta in tal senso (la riforma deve riguardare tutte le università) è stato bocciato. Ma se la riforma è buona, i suoi sostenitori, per primi, dovrebbero ritenerla giusta per tutti i tipi di università.

Immaginiamo che sia buona. Ma è «a costo zero», in un Paese che è quello che meno di quasi tutti i paesi avanzati investe in Università e ricerca. Persino i Rettori più favorevoli alla Gelmini chiedono finanziamenti adeguati, lamentando l’assenza di un budget ragionevole. È vero che siamo abituati a fare le nozze con i fichi secchi. Ma qui non ci sono neanche i fichi.
Questo aspetto economico chiama in causa un altro aspetto cruciale per la vita universitaria. Attualmente (semplifico) per ogni due docenti che vanno in pensione si può procedere a una sola assunzione. Su «La Stampa» di qualche giorno fa abbiamo letto nuovi dati che confermano l’inevitabilità della fuga dei cervelli. È vero che da noi è difficile fare carriera. Ma, per farla, innanzitutto bisogna essere assunti. Se l’attuale disposizione (fuori due, dentro uno) venisse abolita, si raddoppierebbe il numero dei posti da mettere a concorso: che per il 60% devono essere per ricercatori, cioè per i giovani che se ne vanno.

Se i deputati non accoglieranno queste tre richieste preliminari (avanzate anche dagli ambienti più moderati) dimostreranno di volere non la riforma dell’università, bensì l’affossamento dell’Università pubblica e l’azzoppamento della ricerca universitaria, pubblica e privata.
* Preside della Facoltà di Lingue di Torino

sabato 11 settembre 2010

Tremonti: la Conferenza dei Rettori è come l' Università sovietica

da sito Corriere della Sera del 11.9.2010

ROMA - «La riforma dell'Università è positiva ma bisogna porre fine ai poteri dei baroni». Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti per il secondo giorno consecutivo sale in cattedra e mette nel mirino il sistema di governance delle università italiane. Lo ha fatto l'altro giorno a Roma partecipando alla festa dei giovani di destra Atreju 2010, lo ha ribadito ieri sollecitato dalle domande degli studenti durante una sorta di lectio magistralis fatta a Frascati per chiudere la Summer School della Fondazione Magna Carta di Gaetano Quagliariello.


«Io ho avuto un'esperienza con la nomenclatura sovietica - ha detto scherzando ma mica tanto il ministro/professore - ed è stata con alcuni esponenti universitari». Poi spiega meglio: «Se uno vuole avere un'idea di cosa era l'università sovietica bisogna avere un contatto con la conferenza dei rettori». La platea, per la maggior parte laureati, applaude e il ministro divertito procede.
«Dentro l'Università ci sono forti discontinuità - ha spiegato Tremonti citando l'esempio di quella di Siena che è «fallita» -, ora io capisco che possa fallire un'azienda ma una università è una cosa un po' strana per non parlare del fatto che in molte parti del Paese ci sono università che aprono sedi secondarie nel territorio delle altre». Per il ministro dell'Economia la riforma dell'università progettata dalla collega Mariastella Gelmini è una «buona riforma che deve evitare gli effetti choc ma allo stesso tempo porre fine alla follia delle università che falliscono, dei corsi di laurea che si moltiplicano e dei poteri di "baroni e similbaroni"».

L'altro giorno al Celio aveva confessato che se si fosse trovato oggi, e non trent'anni fa, a diventare docente non ci sarebbe riuscito. «I concorsi sono locali e non ho i contatti giusti». Tremonti poi scherza con gli studenti e ammette di essere anche lui un «barone» anzi un «ex barone», un professore in scienza della finanza dal 1974 all'Università di Pavia ora in aspettativa. Suo maestro è stato Gian Antonio Micheli, a sua volta allievo di Calamandrei, e questo ricordo gli da' lo spunto per dare un'altra bacchettata al sistema universitario made in Italy. «Ho insegnato anche a Oxford, Cambridge e Friburgo ma oggi non avrei i titoli per vincere una cattedra», continua Tremonti che nel 2003 ha ideato - trovando sponda con il ministro dell'Istruzione dell'epoca Letizia Moratti - l'Istituto italiano di Tecnologia (Iit) con sede a Genova per introdurre in Italia un laboratorio di cervelli sul modello del bostoniano Mit. Non è un problema solo di baroni ma di sistema. «Giorni fa ho parlato con ricercatori americani - dice ancora il ministro - che mi raccontavano come da loro docenti normali fanno cose straordinarie, in Italia docenti straordinari non riescono a fare nemmeno le cose normali».
Roberto Bagnoli
11 settembre 2010

Guicciardini docet




QUANDO E MALIGNI E GLI IGNORANTI GOVERNANO, NON E' MERAVIGLIA CHE LA VIRTU' E LA BONTA' NON SIA PREZZO, PERCHE' E PRIMI L'HANNO IN ODIO, E SECONDI NON LA CONOSCONO.

venerdì 10 settembre 2010

PONTE STRETTO: FIRMATA INTESA CON UNIVERSITA' MESSINA E REGGIO

(ASCA - 10 Settembre 2010) - Reggio Calabria, - ''Il protocollo sottoscritto oggi con le Universita' di Messina e Reggio Calabria - ha dichiarato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli - testimonia l'importanza del Ponte non solo per lo sviluppo infrastrutturale ed economico del Mezzogiorno e del Paese ma anche per l'attrazione scientifica generata dall'opera. Attrazione ed interesse che si articoleranno sia nella fase costruttiva che in quella della reale fruizione producendo diffusa e sistematica presenza di soggetti e tecnici direttamente ed interamente interessati alla realizzazione ed alla manutenzione di tale infrastruttura. Con la firma del protocollo si da' vita ad un polo scientifico, un vero centro di eccellenza cui potranno fare riferimento anche gli studenti, gli addetti ai lavori, gli appassionati. Pertanto con viva soddisfazione ribadisco l'impegno del governo per la realizzazione di quest'opera cosi' ingegnosa e foriera di vantaggi per l'intero Sud del Paese''.

''Ho sempre creduto che il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina - ha detto Pietro Ciucci - costituisse di per se' un grande laboratorio di ricerca, portando grandi vantaggi per l'intero sistema Italia ed in particolare per le regioni direttamente interessate, la Calabria e la Sicilia, e per le relative Universita'. Oggi, con l'avvio dei lavori, finalmente questo laboratorio prende corpo dando luogo a concrete e reali opportunita' per la ricerca, la formazione, l'occupazione e lo sviluppo d'impresa. Il progetto ponte e' infatti in grado di promuovere relazioni tra Scienza - Tecnologia - Territorio - Mercato che collegano l'innovazione alla valorizzazione delle risorse presenti sul territorio.

Rappresenta inoltre una occasione unica per riportare l'attenzione internazionale sul Paese ed in particolare sul Mezzogiorno d'Italia in ordine alla capacita' di realizzare un'Opera altamente complessa, con importanti riflessi sulla capacita' di attrarre investimenti''.

domenica 5 settembre 2010

La fine dell'Università pubblica ?!

di GIANFRANCO VIESTI da sito Gazzetta del Mezzogiorno del 5.9.2010
L’anno accademico 2010-2011 potrebbe segnare la fine dell’università pubblica in Italia così come la conosciamo da decenni. Questo dipende da decisioni già prese dal Governo.

In primo luogo, la straordinaria riduzione del fondo di finanziamento ordinario nazionale, che rappresenta la quota più importante delle entrate degli atenei. Il taglio, deciso prima dello scoppio della crisi economica, porta l’ammontare del fondo da 7,2 miliardi del 2010 a meno di 6 del 2011 (circa lo stesso sarà nel 2012). Si consideri che solo il personale costa alle università italiane 6,5 miliardi.

Questo comporterà in molti casi, e non solo al Sud, l’impossibilità di far fronte alle spese correnti: le università “staccheranno la corrente”. Nei casi migliori, comporterà comunque il blocco totale del turn-over, una riduzione dei docenti, un peggioramento della didattica e una drastica contrazione dei servizi agli studenti. Questo definanziamento potrebbe essere aggravato per molti atenei, se anche nel 2010 si procederà con i criteri cosiddetti di “premialità” per ripartire parte dei tagli fra gli atenei (siamo a settembre,ma ancora non si sa). I criteri definiti l’estate scorsa, e validi per il 2009 sono risibili: le regole sono state costruite dopo aver ben studiato i numeri, in modo tale da premiare non chi “si comporta meglio”, ma le sedi più piccole del Nord con più facoltà scientifiche.

Le risorse statali per le borse di studio sono state ridotte dai 246 milioni del 2009 ai 99 del 2010 e scenderanno a 76 nel 2011. Già in passato il 40% degli studenti meritevoli di borsa nel Mezzogiorno non riuscivano ad ottenerla per carenza di fondi; l’80%, pur meritevoli, non riuscivano ad avere un alloggio. Quote che non potranno che crescere. E si consideri che tra il 2001 e il 2007 le tasse universitarie in Italia sono cresciute del 53%. La recente manovra ha operato poi un forte taglio degli stipendi ai docenti, bloccando le anzianità (senza restituzione); per come è stato costruito, penalizza moltissimo i ricercatori più giovani, già con retribuzioni basse. Infine, il disegno di legge in discussione in Parlamento – che ben poco potrà fare per l’Università nel quadro che è stato ricordato – crea incertezze notevoli tanto per i sistemi di governo degli atenei quanto per il futuro professionale degli attuali ricercatori.

Il sistema universitario italiano ha molti problemi. Come recita il titolo di un bel libro recente, l’università italiana è “malata e denigrata”. E’ senz’altro necessario razionalizzare il suo funzionamento, introdurre molto di più merito e valutazione, combattere le sue derive peggiori, nepotismi, particolarismi. Molto sta già cambiando, anche da noi; la “federazione” fra le università di Puglia, Basilicata e Molise, annunciata l’altro ieri, è un’ottima iniziativa. Ma l’insieme delle misure del governo, più che riformarlo, sembra decretarne la fine: ispirato da un’idea di sistema universitario pubblico molto più piccolo, con molto più spazio per il privato; diviso fra atenei di serie A (al Nord), con più risorse, didattica e ricerca e atenei di serie B (al Sud) che cercano di sopravvivere. In tutto il mondo l’università è uno dei motori più importanti dello sviluppo economico; crea la materia prima della crescita: giovani preparati. Negli ultimi anni, particolarmente al Sud, sono stati fatti straordinari passi in avanti. Il numero di laureati è cresciuto moltissimo. Ormai al Sud, e in Italia, rispetto alla popolazione giovanile, è nella media europea. La più grande differenza fra il Mezzogiorno di oggi e quello del passato sta proprio in questo: nella diversa scolarità dei giovani. Questa è la grande chance per il suo futuro. Da sola non è una condizione sufficiente per lo sviluppo dell’economia. Ma è necessaria.

Questo processo è a rischio. Molte università italiane potrebbero chiudere fra pochi mesi. Se ci sarà un’elemosina dell’ultimora da parte del Governo magari non chiuderanno, ma sopravviveranno senza servizi, borse e alloggi per gli studenti, ma con una didattica fortemente ridotta, senza ricerca. Questo accrescerà ancora i flussi di studenti verso le università più ricche; riducendo le iscrizioni, renderà ancora più difficile la vita per quelle più povere.
In questi giorni, le autorità accademiche sono alle prese con scelte non semplici e responsabilità gravi: è possibile, in questa situazione, avviare regolarmente l’anno accademico? Probabilmente no. Ma allora che succede? Ma non è un problema solo degli universitari. Dovrebbe essere al primo posto dell’agenda della politica nazionale. E locale; al centro dell’attenzione dei Presidenti Vendola e De Filippo e dei Consigli Regionali, così come dei sindaci e degli enti locali, coinvolgendo tutti i cittadini. Che futuro può avere Bari, Sindaco Emiliano, se deperiscono le sue università? E’ il caso di interessarcene, se siamo ancora in tempo.

Sandro Pertini docet

"Oggi ci vogliono due qualità a mio avviso cari amici: l’onestà e il coraggio. E quindi l’appello che io faccio ai giovani è questo: cercate di essere onesti, prima di tutto. La politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo; se c’è qualcuno che dà scandalo; se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato.” (Sandro Pertini)

mercoledì 1 settembre 2010

UNICAL: Convegno nazionale sulla riforma universitaria a partire dal 30 settembre

Una serie di incontri, con i responsabili nazionali dei partiti, dedicati alla riforma universitaria in discussione in Parlamento.
 
E’ l’iniziativa che il Rettore dell’Università della Calabria, Prof. Giovanni Latorre, ha deciso di promuovere, a partire dal prossimo 30 settembre, nell’Aula Magna “Beniamino Andreatta”, dove si alterneranno i leaders delle forze politiche italiane invitati a discutere del contenuto della riforma Gelmini.
 
Il primo politico ad aver accettato l’invito è l’On. Antonio Di Pietro, Presidente di Italia dei Valori, che parteciperà ad un convegno sul tema insieme all’On. Massimo Donadi, Capogruppo dello stesso partito alla Camera dei Deputati.
 
All’iniziativa saranno presenti anche il prof. Filippo Andreatta, docente di Scienza Politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna; il Prof. Gregorio Gitti, Docente di Diritto Privato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Milano; il prof. Giovanni Fiandaca, Docente di Diritto penale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo; e il dott. Guido Dell’Aquila, vice Direttore di Rai Tre.
 
L’incontro, che avrà inizio alle ore 15.00,  sarà moderato dal giornalista Antonio Bellantoni.