venerdì 2 aprile 2010

Buoni si, ma con moderazione

Altruismo è razionalità



Un proverbio napoletano sentenzia Tre volt bbun , s'addvend fess. Troppa bontà viene spesso scambiata per stupidità. L'altruismo, allora, è una deviazione della normalità oppure ha un suo motivo d'essere? Se percorriamo rapidamente le tappe delle teorie che si sono occupate di altruismo, forse, si riesce ad elaborare un'idea più precisa e consapevole. Queste teorie ci porteranno dall'Homo Oeconomicus all' Homo Oeconomicus Maturus, cioè da un individuo i cui comportamenti sono dettati solo da scelte economiche, all'individuo il cui comportamento coniuga le leggi di mercato ai propri impulsi emotivi.
La teoria economica fa capo fondamentalmente alla visione di Smith della mano invisibile. Famosa l'affermazione secondo cui gli uomini possono mangiare carne e pane non per la benevolenza del macellaio o del panettiere, bensi per il loro egoismo. Si formalizza così il concetto di egoismo desiderabile che muove tutta la società umana. L'altruismo è, quindi, un'incongruenza dell'agire, un atteggiamento irrazionale. Tutto si basa su un modello di uomo particolarmente rigido e categorico, dotato di una perfetta razionalità e con preferenze stabili nel tempo. Si sono avuti anche tentativi di sviluppare teorie economiche basate sulla benevolenza ma non si è riusciti nell'intento, soprattutto perchè le azioni altruistiche venivano quasi sempre considerate come un ideale e non come un elemento decisionale realmente esistente. Ovviamente la realtà smentisce spesso le conclusioni di tale teoria unicamente economica ed egoistica.
Attraverso i contributi della sociobiologia e della psicologia, allora, si è cercato di delineare un profilo più realistico e meno categorico del comportamento umano che include anche l'altruismo cercando di darne una motivazione logica, anche allo scopo di interpretare l'evidenza empirica. Ci si è basati, in questo caso, sulla teoria darwiniana. La selezione si basa, infatti, su un egoismo collettivo secondo il quale un gesto altruistisco è un sacrificio compiuto nell'interesse superiore della specie. Con questa teoria si spiega anche la riproduzione che, soprattutto per il genere femminile, è uno dei fattori che accorciano la vita e che, quindi, dal punto di vista strettamente egoistico non avrebbe ragione d'esistere. Esistono in tale ambito le teorie della selezione di gruppo e della selezione di parentela. Risulta più facile comprendere la selezione di parentela che cerca di far sopravvivere il gene ad ogni costo. Per comprendere la selezione di gruppo, invece, bisogna introdurre il meccanismo dell'altruismo reciproco che si basa sul principio dello scambio. Un individuo aiuta l'altro nella prospettiva di essere ricambiato in un futuro più o meno prossimo. E' chiaro che tale meccanismo dipende dall'onestà dei soggetti coinvolti, dalla prospettiva di vita del beneficiario, dalla capacità del soggetto altruista di identificare e riconoscere i truffatori. La connessione bontà-stupidità del proverbio napoletano ritorna evidente in questa teoria. La teoria darwininana dell'altruismo perde forza anche per la constatazione che esistono individui pronti ad approfittare della generosià dei propri simili, senza parteciparvi attivamente, ottenendone però maggiore probabilità di riprodursi e di perpetrare così il proprio gene egoistico nel tempo.
L'incongruenza del comportamento altruistico nella teoria economica pura, ed in tutti quei casi in cui la selezione di parentela o di gruppo sembra non esistere, cerca di essere superata mediante la teoria della selezione culturale. Si identificano tre meccanismi complementari: l'imitazione, l'assegnazione di punizioni e di ricompense, l'educazione. L'azione di questi tre meccanismi si esplica attraverso l'elaborazione di principi morali (anche detti valori) oppure attraverso convenzioni sociali. Queste ultime hanno carattere soprattutto costrittivo. Ne esce, allora, l'immagine di un individuo fondamentalmente opportunista oppure emulatore. Il soggetto tende a comportarsi sempre secondo le buone abitudini che gli sono state trasmesse nella fase di apprendimento.
La psicologia ha dato un'intrepretazione dell'altruismo partendo dal concetto di empatia. Gli uomini tendono a partecipare emotivamente alle vicende altrui. Osservare un individuo in difficoltà dà, allora, origine ad una forma di stress e per fare cessare tale sensazione negativa si innescano i comportamenti altruistici. Si riconnettono così, similmente alla teoria economica ed a quella darwiniana, i comportamenti altruistici ed egoistici.



L'elaborazione di queste teorie ha evidenziato che bisogna considerare un uomo che nel suo processo decisionale tiene conto dei propri interessi egoistici, dei propri sentimenti e stati d'animo, dei valori e delle convenzioni acquisite tramite l'apprendimento. Sono stati addirittura elaborati dei casi tipici nell'ambito della teoria dei giochi. Si tratta di alcuni dilemmi: il dilemma del prigioniero, il dilemma del bambino viziato, il dilemma del buon samaritano ed il dilemma dell'altruista. I primi due danno una rappresentazione positiva dell'altruismo, il terzo, invece, ne dà una visione totalmente negativa ed il quarto elabora la necessità di una benevolenza moderata.

Ritorniamo, così, al punto di partenza: Tre volt bbun , s'addvend fess. Infatti le ultime teorie elaborano modelli secondo cui comportamenti continuamente egoistici evidenziano stupidi razionali e comportamenti continuamente altruistici generano stupidi irrazionali. In particolare viene elaborata la teoria tit for tat secondo cui l'altruismo non è un sacrificio disinteressato e conseguentemente irrazionale, ma una strategia vincente e per questo conveniente. Per le società complesse è indispensabile un certo grado di cooperazione per la loro sopravvivenza e siccome il tasso di cooperazione aumenta in assenza di egoismo, ecco che l'altruismo diventa una strategia razionale e conveniente. Con il tit for tat si dimostra che gli uomini sono portati ad essere altruisti con chi si comporta generosamente, ma sono anche disposti a sacrificarsi per punire chi ha dimostrato falsità ed egoismo (una possibile traduzione di tit for tat è, infatti "colpetto per colpetto", quando il colpetto è negativo potrebbe anche essere letto come il famoso detto biblico "occhio per occhio, dente per dente"). L'altruismo puro viene, pertanto, di nuovo declassato a generosità verso un individuo che non ricambierà il favore e, quindi, risultato di una valutazione errata del comportamento del beneficiario.

Si è in pratica giunti ad elaborare la figura dell'Homo Oeconomicus Maturus, cioè un individuo che coniuga patrimonio genetico e culturale con le motivazioni egoistiche e le leggi di mercato, senza tralasciare gli aspetti emotivi e psicologici. In tale contesto si può addirittura giungere alla conclusione che, dove il senso morale è particolarmente sviluppato, una fitta regolamentazione potrebbe rivelarsi una scelta svantaggiosa perchè rigettata in quanto percepita come sovrabbondante ed inutile. Si arriva cioè alla banale conclusione che le amministrazioni pubbliche dovrebbero investire per trasmettere valori positivi ai propri cittadini, più che asfissiarli con norme e regolamenti che vengono percepiti solo come inutili costrizioni.

In un'Italia, ed in una Calabria in particolare, in cui quotidianiamente sembrano prevalere comportamenti egoistici, in cui molti valori positivi sembrano essere in via di estinzione, dove essere altruisti è considerato più indice di stupidità che di intelligenza e di razionalità, forse meditare sulle conclusioni di queste teorie non sarebbe inutile. Gli Italiani, ed i Calabresi nello specifico, vivono spesso sotto la cappa di una cultura secolare che li ha disabituati a considerare l'altruismo, la cooperazione, come valori utili ai fini dell'evoluzione positiva della collettività cui si appartiene e, conseguentemente, come valori positivi per se stessi. La loro indole profonda è, però, fortemente altruistica e partecipe alle esigenze comuni. Sta, allora, alle amministrazioni sane, alle istituzioni scolastiche, universitarie e culturali, far riemergere tali valori positivi, rendendo così possibile la sensibile riduzione di norme e regolamenti che poco riescono ad ottenere se non condivisi. Potremmo finanche giungere a decretarne l'inutilità! Si potrebbe, cioè, giungere a pensare che, come in Gran Bretagna, chi usa fondi pubblici per pagare la propria collaboratrice familiare, oppure usa il proprio potere per evadere tasse, è costretto a dimettersi solo in virtù di leggi non scritte e di valori condivisi.

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