martedì 16 agosto 2011

Clientelismo, gerontocrazia, nepotismo: ecco perchè i giovani italiani se ne vanno (Time)


da www.ilsole240re.it del 11.10.2010 di Elyza Fazzino
«Arrivederci Italia: perché i giovani italiani se ne vanno». La fuga dei talenti dal Belpaese attira l'attenzione della rivista Time, che deve spiegare agli americani come mai l'Italia, per quanto wonderful, è diventata invivibile per i suoi giovani di belle speranze.
L'articolo ricorda la lettera aperta in cui il direttore generale della Luiss, Pier Luigi Celli, ha consigliato al figlio di andare all'estero, il dibattito scoppiato in Italia, il programma di Radio 24 "Giovani talenti" condotto da Sergio Nava, autore del libro che per l'appunto si intitola "La fuga dei talenti". Con le riforme che sembrano diventate impossibili, «molti si interrogano se la tendenza possa essere ribaltata».
«I motivi di chi parte – scrive Stephan Faris - non sono cambiati molto rispetto all'ondata di emigrati partita in cerca di fortuna un secolo fa». Ma questa volta, invece di contadini e manovali, «l'Italia sta perdendo i migliori, i più brillanti». E questo per colpa di «un decennio di stagnazione economica, un mercato del lavoro congelato e un radicato sistema di clientelismo e nepotismo». Per molti degli italiani con più talento e istruzione «la terra delle opportunità è ovunque tranne che a casa».
Anche se l'Italia non tiene statistiche su quanti giovani professionisti cerchino fortuna all'estero, da «abbondanti prove aneddotiche» sembra che il numero stia crescendo. Il numero degli italiani trai 25 e i 39 anni con diploma di laurea che si registrano come residenti all'estero sale ogni anno. Sono saliti da 2.450 nel 1999 a circa 4.000 nel 2008. E 
I problemi economici dell'Italia hanno colpito pesantemente i giovani. Secondo i dati Istat, il 30% degli italiani tra i 30 e i 34 anni vive ancora con i genitori. Tra i giovani dai 15 ai 29 anni, uno su cinque è di fatto un emarginato: non studia, non è in formazione professionale, non lavora.
Gli italiani non laureati «se la cavano lavorando nell'economia sommersa, facendo ogni tipo di lavoro». Ma i laureati, o in genere «chi ha aspirazioni più alte», hanno difficoltà a trovare lavoro adeguato alla loro qualifica. Il tasso di disoccupazione tra i laureati italiani tra i 25 e 29 anni è del 14%, «più del doppio che nel resto dell'Europa» e molto più alta dei loro coetanei con un livello di istruzione più basso.
Qual è il problema? Il Time lo chiama con la parola italiana: «Gerontocrazia». La società è governata dagli anziani e troppa parte dell'economia si occupa dei più anziani. L'Italia ha tra le pensioni più alte d'Europa. E per come è fatta la società italiana, i lavori migliori sono fuori portata per i più giovani. L'ingresso in alcune professioni «è così limitato da essere quasi ereditario». Nel Belpaese, conclude il Time, «solo gli amici e i figli dell'élite» hanno la possibilità di arrivare.

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